Michael Bublè a Milano, il grande show di un grande intrattenittore

Michael Bublè Milano recensione 2014

Michael Bublè è sbarcato a Milano per la prima delle due date previste al Forum. In splendida forma, l’italo-canadese ha mostrato la solita verve da intrattenitore. Ecco la recensione del concerto.

Mediolanum Forum di Assago, Milano, 27 gennaio 2014. Serata di gala al Forum per la prima di due date di un Michael Bublè fresco di Grammy. Il crooner si è preso il pubblico milanese mescolando abilmente successi e brani più recenti, cover e pezzi originali, ma soprattutto con la sua capacità di intrattenere e una band superlativa. Il palazzetto è sold out, con il parterre, per una volta trasformato in una platea con seggiolini, e ragazzini e ragazzine mescolati a un pubblico più maturo grazie alla capacità del cantante italo-canadese di unire le generazioni nel segno di un riuscito mix di swing, crooning e pop.

Dopo l’intro dello straordinario gruppo vocale Naturally 7, capace di scaldare il pubblico come raramente i gruppi spalla riescono a fare, l’inizio è scoppiettante, nel vero senso della parola, dal momento che si parte con i fuochi d’artificio che lasciano lo spazio alla calda Fever. Con la band nascosta da un telone il palco è tutto di Bublè, e lui lo sfrutta in tutta la sua ampiezza per gigioneggiare con il cavo e l’asta del microfono in modo piuttosto retrò. Con Haven’t Met You Yet il gruppo fa la sua comparsa insieme a un mega schermo che rimanda in formato maxi il faccione di Michael alternato a quello del pubblico estasiato delle prime file. Alla prima pausa il cantante dà subito spazio alla sua vena di intrattenitore, con un mini-monologo in cui non risparmia battute sui Nickleback, Michael Jackson e Justin Bieber, oltre a giocare in modo autoironico sulla sua nuova condizione di padre. Poi avverte il pubblico: «Voglio fare con voi come in un appuntamento galante. Iniziamo piano, con qualche bacino, per finire a fare sesso rovente in macchina!». Pubblico in delirio e via con Try A Little Tenderness. Segue un’accoppiata dove lo swing la fa da padrone, You Make Me Feel So Young, Moon Dance (con qualche incertezza vocale) e il cha-cha-cha di Come Dance With Me. Chiude la sezione una potente e intrigante versione di Feeling Good, il cui impatto è aumentato dagli effetti scenici.

Non manca il giusto tributo alla band. Michael sfrutta un intermezzo strumentale per presentare la sezione fiati: mentre sul maxi schermo scorrono le schede dei “giocatori” del “Team Bublè”, a rimarcare la sua passione per l’hockey, lui li presenta uno a uno concedendo loro spazio per un breve assolo. Per rimanere in ambito sportivo, con collettivo di questa qualità alle spalle, giocare diventa più facile anche se Michael mette a disposizione le sue straordinarie doti di finalizzatore. Dopo aver presentato il resto del gruppo tocca a Everything, uno dei successi più amati e una delle prime canzoni scritte in proprio, dove la vena pop prevale su quella jazzy senza perdere il tocco di romanticismo. Ma la forza di Bublè sta nel suo non prendersi mai troppo sul serio, dissacrando con una battuta anche il momento più zuccheroso. Come quando introducendo una parte di ballate romantiche spiega che per le coppie in platea è un momento perfetto per stringersi e innamorarsi, di nuovo o per la prima volta. In quanto ai single, beh, per loro è un’occasione straordinaria per avere… un rapporto a tre con le coppie di cui sopra! Intanto per That’s All e Close Your Eyes c’è un cambio di formazione e la sezione fiati lascia il posto sul palco a una sezione archi tutta al femminile e milanese al 100%.

How Can You Mend A Broken Heart dei Bee Gees e Home lasciano spazio alla botta di Get Lucky, cover del pezzo che ha fruttato ai Daft Punk due Grammy. Versione superlativa, con i Naturally 7 ai cori dal palchetto circolare approntato di fronte al palco principale. È un attimo perché Michael attraversi tutto il parterre per raggiungerli, per quattro pezzi che sono spesi a stringere mani e giocare con i fan che si trovano l’idolo a portata di mano. E poi, mentre il palazzetto viene inondato di cuoricini di carta bianchi e rossi sulle note di All You Need Is Love dei Beatles, il ritorno al palco per i due brani che concludono il set regolare, Burning Love e una un po’ troppo urlata Beautiful Day.

Per i bis il papillon viene lasciato in camerino, in compenso spunta una giacca di lamè, che fa un po’ a pugni con la drammaticità di Cry Me A River. Sezione fiati sugli scudi, con i suoi contrappunti potenti, e Michael che finisce sollevato da una pedana idraulica per il finale con il botto (meglio dire i botti). L’atmosfera si alleggerisce con Save The Last Dance For Me, sfruttata per elargire autografi, baci e strette di mano ai fan delle prime file. Chiusura affidata a Song For You, con Bublè che esegue l’ultimo ritornello senza l’ausilio del microfono, in un Forum ammutolito. Un finale di straordinario effetto per un concerto decisamente riuscito. E stasera si replica.

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