Miley Cyrus, tanta voce e tanti “fuck” a Milano

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Miley Cyrus è passata da Milano per l’unica tappa italiana del suo Bangerz Tour 2014. Noi c’eravamo. E ci siamo anche divertiti. Ecco la recensione del concerto dell’8 giugno.

Mediolanum Forum, Milano, 8 giugno 2014. Che Miley Cyrus fosse brava lo avevamo già scritto. Ma avevamo anche specificato che per certificarlo sarebbe stata necessaria la prova del palco. E per farlo abbiamo deciso di assistere al concerto milanese insieme a una giovane fan (e di farle anche scrivere cosa ne pensasse). Ebbene, show doveva essere e show è stato. Un grande circo con nani e ballerine – non è un modo di dire – fatto come solo gli americani sanno fare le cose. Con grande qualità. E non a caso l’unica vera pecca della serata viene dall’Italia e si chiama Mediolanum Forum.

E’ ben nota la pessima acustica di questo palazzo dello sport che si trasforma in arena da concerti. Difficilmente avremmo pensato che a patirne tanto potesse essere un concerto di puro pop. E il motivo è semplice. L’esibizione della ex Hannah Montana è pop solo nell’estetica, perché in quanto a musica c’è dentro davvero di tutto (e la scaletta sta lì a mostrarlo). Certo, gli arrangiamenti sono di stampo pop, ma alcune canzoni non lo sono e, soprattutto, non lo è la voce di Cyrus. Ed è una gran voce.

Si diceva però dell’estetica. Quando si finisce a parlare più di quante mosse provocanti abbia fatto la cantante sul palco e ci si dimentica di sentirla (e ascoltarla) cantare, significa che c’è qualcosa che non va. E quel qualcosa è difficile da identificare. Le responsabilità probabilmente si dividono in parti uguali tra chi è sempre pronto a criticare a prescindere e chi invece si dovrebbe occupare di promuovere e produrre l’artista e sceglie con quali modalità farlo. A questo proposito, tra l’altro, l’impressione è che la giovane Miley sappia benissimo cosa stia facendo e non sia plagiata da alcuno.

Guarda le foto del concerto.

Lo show parte con la cantate che scivola giù da un’enorme lingua rosa che esce dal retropalco attraversando un grande schermo dove per tutta la durata del concerto saranno trasmesse immagini più o meno provocatorie. E’ la professionalità statunitense di cui si parlava, perché riuscire in due ore a proporre dieci di diverse scenografie (a un certo punto uscirà dal retropalco anche un cane gonfiabile alto una decina di metri con occhi luminosi) non è cosa semplice. Senza dimenticare i cambi d’abito (naturalmente succinti) di Miley e dei ballerini (una decina nell’arco di una ventina di canzoni). Resta il fatto che si tratta di un concerto e della musica ci dovrà pur essere.

Si inizia con SMS (Bangerz), brano in origine cantato con Britney Spears, e non ci si ferma fino a Can’t Be Tamed, tra mossettine osé, ammiccamenti e movimenti dei glutei. Insomma, parrebbe proprio quello che tutti si aspettano. Ancor più quando Miley parla al pubblico e infila un “fuck” ogni tre parole. Dopo nove canzoni tra il pop e il rap, alla decima ecco la svolta: Adore You è una ballatona davvero riuscita e finalmente la voce della cantante si distingue bene al di sopra di tutti gli effetti sonori che coprono spesso persino gli strumenti. Piacevolmente colpiti, lo stupore arriva però al brano successivo. Cyrus canta un brano che ha da poco inciso insieme ai Flaming Lips (gruppo indie rock americano). E’ Lucy in the Sky with Diamonds (sì, avete capito bene, proprio quella). La cover dei Beatles mette in chiaro che le doti vocali ci sono. E anche quelle interpretative. (Naturalmente è il pezzo meno cantato dalle fan: ah la vecchiaia…).

Poco dopo Miley sparisce per qualche minuto e ricompare sotto le tribune (viene trasportata in un cassone di scena per evitare che le fan in delirio possano travolgerla) in una specie di set acustico. E’ la parte migliore del concerto. Perché finalmente la musica è davvero al centro della scena. Perché la sua voce mostra tutta la sua bellezza e profondità. Perché, senza nulla togliere ai suoi brani, infila tre cover niente male (si passa dagli Smiths a Dolly Parton). Il ritorno sul palco dura poco (giusto il tempo di una cavalcata su un hot dog gigante), perché è già tempo di uscire per poi dare spazio ai bis. Tra questi l’ottima Wrecking Ball e la chiusura in grande stile con Party in the U.S.A., brano pop risalente alla sua adolescenza (è del 2009, quando Miley aveva 16 anni).

Si chiude così il Miley Cyrus Show. L’impressione finale sul concerto è che se fossero tolti parecchi effetti sonori (ma la pessima acustica del forum non consente un giudizio completo) la musica ne guadagnerebbe. Ma la stordente spettacolarità no. E di certo la furba Cyrus sa bene che gli e le smilers (i fan più agguerriti) preferiscono in questo momento quello che è stato loro proposto. E d’altronde Miley avrà molto tempo davanti per dimostrare le sue qualità migliori.

Un grande attestato di stima ai commoventi genitori in attesa del ritorno delle figlie fuori dal Forum a fine concerto.

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