I Ministri non suonano per rocker o hipster, ma per (tante) persone

FOTO-CONCERTO-MINISTRI-MILANO-4-NOVEMBRE-2015

Alcatraz, Milano, 4 novembre 2015. «Ho cantato tutto, anche le canzoni che non conoscevo». È la frase che mi viene in mente per riassumere l’esperienza a un concerto dei Ministri. Sì, perché per capire veramente il valore di questa band bisogna ascoltare e cantare ciò che questi ragazzi dicono in maniera semplice e diretta e farsi trasportare delle melodie semplici e cariche di rabbia.

Qualcuno ha detto che sono una band sopravvalutata e che «farci spiegare la via odierna al marxismo da ragazzetti di zona San Babila lascia un fastidioso retrogusto in bocca» ma forse quella stessa persona non ha potuto o voluto comprendere quanto questa band (che peraltro non arriva da San Babila) abbia trovato così tanto consenso: per la prima volta la generazione che va dai 25 ai 35 anni ha trovato delle parole da gridare e cantare che li rappresentavano pienamente.

Non solo «Diritto a un tetto per non avere un tetto», ma anche «il tuo contratto non vale niente, la tua esperienza non vale niente, il tuo voto non vale niente, tanto vale provarci comunque» sono parole che non girano molto intorno alla situazione attuale e soprattutto possono essere comprese e sentite appieno solo dalla generazione che sta vivendo l’oggi. Non certo da chi è cresciuto tra gli Ottanta e i Novanta. Eravamo in tanti, invece. Il pubblico di ieri sera andava dallo studente delle superiori al giovane precario. Non mi era mai capitato di vedere a un concerto uno spaccato così preciso di quello che è la mia generazione. Non c’erano fighetti, rapper, metallari, punk o hipster: c’erano persone.

In questo contesto le canzoni sembravano passare veloci: Cronometrare la polvere – Balla quello che c’è – Comunque – Alberi – Idioti – Sole – Porte – Mammut – Sabotaggi – Non mi conviene – Spingere – Macchine Sportive – Tempi Bui – Palude – Vivere da Signori – Bel Canto – Noi Fuori – Diritto al Tetto – Abituarsi alla Fine – Sono Fatto di Neve. Proprio come vivi qualcosa che è parte di te.

Gaetano Petronio

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