Bagno di folla per i Modà a San Siro. La band vince la sfida contro le critiche

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Bagno di folla per i Modà a San Siro. Il pubblico riempie lo stadio di Milano per un concerto che ha esaltato Kekko e compagni. Ecco la recensione della serata del 19 luglio 2014.

Stadio San Siro, Milano, 19 luglio 2014. La musica è una delle poche forme di democrazia che esistano. È soggettiva e umorale fino nel midollo. Trovarsi a recensire una band che conosci dagli esordi quando sotto ai palchi c’erano a malapena una quindicina di persone, non è cosa semplice. Mettere le mani avanti è atto dovuto.

I Modà hanno definito i concerti negli stadi – Olimpico a Roma e San Siro a Milano – due eventi che la band, nata nell’hinterland del capoluogo lombardo, ha voluto dedicare ai fan che da sempre li han seguiti in un percorso lungo dieci anni. File di ragazzi e famiglie bloccano il passaggio davanti allo stadio, tanto che ti chiedi come fanno i bambini di sei anni a sopportare caldo e asfalto, io che a 30 anni, dopo soli cinque minuti, mi trovo già a sventolare bandiera bianca. Il pubblico dei Modà è intergenerazionale e lo capisci quando ti ritrovi a parlare con due bambine di otto anni e una simpatica nonnina che di anni ne ha sessantotto, in attesa di entrare. Un pubblico fatto di fan veri. E anche internazionali, visti i quattro biglietti comprati dal Giappone (lo riferisce l’organizzazione) e un fan atterrato con volo partito dal Messico. Dieci anni sono passati e dai quasi quindici spettatori sotto al palco questi cinque ragazzi sono passati ai quasi 55mila dichiarati per la data di Milano.

Guarda le foto del concerto dei Modà a Milano.

I Dear Jack salgono sul palco di San Siro per aprire il concerto, tra le urla di preadolescenti in piena tempesta ormonale che saltano come se non ci fosse un domani, e portano a casa i loro venti minuti dignitosamente suonati come non ci si aspetta da una band di nuova leva, fresca di uscita da un talent show.

La prima volta a San Siro si punta sulla compostezza e sulla perfezione, tanto che Canale 5 a scatola chiusa manderà in onda una prima serata dedicata alla band: Modà Stadio San Siro Milano, per la regia di Gaetano Morbioli. A questo seguirà l’uscita del dvd doppio giusto prima di Natale, contenente i filmati della tournée mondiale e dei due stadi nonché la ristampa del cd con l’aggiunta di un inedito che vede la collaborazione con un’artista internazionale, il cui nome non è ancora stato annunciato. Un premio per i fan e per i Modà, che ci mettono la faccia da subito promettendo una serata magica ai presenti. Una festa che suggella solo la fine di un primo tempo per la band meneghina, che ritornerà sulla scena musicale nel 2016 con un nuovo album di inediti pubblicato in Italia e nel mondo. Disco che sarà preceduto nel 2015 dal secondo tempo della tournée internazionale, dove i Modà toccheranno con trenta date il Sud America e l’Est Europeo per completare il giro iniziato a maggio. La tournée estera è servita ai Modà come preparazione agli stadi. Una scaletta misurata con molti medley e l’utilizzo del campionamento multi sequenze.

La scaletta dei Modà a San Siro.

Ore 21 in punto: lo show inizia, un film che vede Francesco, Stefano, Diego, Enrico e Claudio ritratti come gladiatori battersi a suon di spade contro fogli di carta tra bugie e tradimenti. Immagini tridimensionali che ti catapultano in una sala cinematografica più che in uno stadio, ma che lasciano qualche dubbio sul buon gusto della scelta. San Siro trema, un urlo che libera il leone di emozioni ingabbiato per ore sotto il sole cocente di una Milano che non lascia spazio alla brezza. Dimmelo svela un palco minimal che appare un’enorme pista di atterraggio sulla quale la band meneghina atterra e decolla, correndo senza sosta. Arrivano i Modà, Silvestre vestito di 10. Dieci come i dieci anni, dieci come il numero di Maradona, il suo calciatore preferito.

La musica è parere soggettivo, dicevo, e mi risulta difficile ritrovarmi in brani come Tappeto di fragole. Colpa mia che non mi fermo più da tempo a «guardare le nuvole su un tappeto di fragole», vedendo la reazione delle voci che si rincorrono nella maratona a chi canta più forte. Forse i Modà che riconosco schioccando le dita sono quelli dei medley tra Il Branco e il Sogno di una bambola, tra Ti amo veramente e Favola. L’energia diretta del 2004, quando da ventenne li seguivo per collaborazioni lavorative assurde sui palchi più disparati. Il sapore dei vent’anni non si scorda facilmente, forse a trenta è un po’ più difficile essere romantica, seppure la sinergia tra i Modà e i fan è un filo diretto tra le mani che applaudono e le bocche che cantano Sono già solo o Urlo e non mi senti, portata al successo da Alessandra Amoroso.

I quattro mori esplodono sulle bandiere issate quando, con Cuore e vento, atterrano sul palco i Tazenda. Ammetto la difficoltà di seguire il dialetto dell’isola, ma la rinascita dei sardi comporta un nuovo black look. Non si fa in tempo a riprendersi dai Tazenda e su La paura che ho di perderti sale la prezzemolina, sarda pure lei, Bianca Atzei, prima volta a San Siro anche per lei che si scioglie in un lungo abbraccio suggellato da un «Ti voglio bene Kekko» con il graffio naturale di Bianca.

Cambio di maglia che da nera diventa bianca e parte un filmato della piccola Gioia che intraprende per gioco le orme del papà. È l’incipit del brano che Francesco le ha dedicato – Gioia appunto. È in quel momento che capisci quanto i Modà abbiano centrato il bersaglio del popolo romantico, quando vedi una coppia con un bimbo di poco più di due anni ballare, in un girotondo senza tempo. Poi su Come l’acqua dentro il mare scorrono le immagini della piccola Gioia dalla nascita ai primi passi. I cuori dei padri e madri presenti si saranno certo commossi. Chissà poi a che ritmo sarà battuto il cuore della ragazzina di quindici anni che su Bellissimo ha improvvisato un lento sul palco con Kekko.

Al suono de La Flaca sale sul palco il «fratello» Pau Donés, per i più Jarabe de Palo, e da non amante sono rimasta a mandibola spalancata nel vedere che chiunque di fianco a me stesse cantando Dove è sempre sole e Come un pittore tra cannoni che sparavano coriandoli colorati sulle teste presenti nel prato. Entra in scena Enrico Palmosi, il primo arrangiatore dei Modà, per il medley lento tra Padre astratto mentre le immagini dello zio Luigi scorrono sui video e Ti amo veramente con i filmati del 2004. Un lungo flashback.

Tra le note di Almeno un po’ arriva la versione tamarra di Francesco Renga, tra il visibilio delle cinquantenni sedute sotto di me munite di telefono in modalità video, pronte a immortalare Arriverà cantata insieme al bresciano Dop. Le sorprese non finiscono, dopo 23 brani sale sul palco Luca Ward per presentare la band e San Siro si trasforma in un’arena che saluta i suoi gladiatori con boati oltre qualsiasi decibel ammissibile, mentre scorrono i titoli di coda. Tra i «Fuori!» generali i Modà rientrano in scena e un Francesco commosso ringrazia Andrea Papalia, scomparso due settimane fa.

Vi ricordate il film iniziale? Mi sono chiesta per tutti i 25 brani il senso profondo di quel video. Solo a metà di Viva i Romantici ho trovato risposta, quando un elicottero ha sorvolato lo stadio di San Siro per lanciare fogli di carta sui presenti, quasi che anche loro, con spade metaforiche dovessero abbattere quei muri che si frappongono ai loro sogni.

Una band per famiglie, non in senso dispregiativo. E quella dei Modà è una famiglia numerosa. Una band da parole semplici, emozioni che sulla tavolozza di un pittore sarebbero i colori primari tra «il verde come l’erba, l’azzurro come il cielo e il mare, giallo come luce del sole, rosso come le emozioni che mi fai provare». Una rappresentazione misurata tra chitarre che non eccedono mai in assoli senza capo né coda, senza vocalizzi stremati o giri di basso inascoltabili per quanto arzigogolati. Hanno scommesso sul pop e hanno vinto la sfida con sé stessi.

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