Morcheeba in concerto a Roma, esperienza e qualità al servizio della musica

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I fratelli Godfrey e Skye Edwards sono ancora in grado di emozionare e regalare musica di qualità. Il racconto del concerto dei Morcheeba a Roma nella nostra recensione.

Centrale del Tennis, Roma, 12 luglio 2013. Laterale. Non suona troppo campato in aria definire così la storia e il percorso dei Morcheeba, finora trascorso tra hit sornione e la lieta ludicità di uno stile che non si è mai fatto dettare la linea da altri che non dalla propria florida e pacata ispirazione. Il progetto dei fratelli Paul e Ross Godfrey, piccolo-grande fenomeno atmosferico di pop, soul, chill out, trip hop ed elettronica, vanta da sempre un seguito nutrito e una considerazione sufficientemente solida da resistere anche dopo che l’escalation di consensi ottenuta con Who Can You Trust? – e soprattutto col mistico Big Calm e il sorridente Fragments Of Freedom – non è stata ripetuta.

E l’occasione per (ri)scoprire le ragioni di tale stima arriva forte e chiara, dallo spettacolo a cui la band dà vita nella cornice fresca e fine del Centrale: malgrado una durata decisamente risicata, che non è mai un buon modo per attirarsi troppe simpatie, i circa ottanta minuti dello show cui gli astanti assistono sono un concentrato di gusto e magia modulato attraverso il continuum di una vibrante onda di sorridente pace. Primo appunto in tal senso è un groove sonoro che dal vivo, un po’ a sorpresa, confina la componente più strettamente trip hop e chill out a poco più che coloriture che come stuzzicadenti infilzano la gigantesca oliva di un groove letteralmente perfetto (uno dei suoni di basso più vicini alla perfezione sentiti qui al Centrale), sul quale adagiare il corpo sensuale della voce di una Skye Edwards così bella che quando sorride mette in imbarazzo i riflettori.

La seconda è che, coscienti proprio di questa conformazione sonora, i Morcheeba optano per una scaletta che dove non privilegia le origini (da Who Can You Trust? si apprezzano la giocosa Trigger Hippie e l’accorata Never An Easy Way, mentre Big Calm è omaggiato dalle sempreverdi Friction, The Sea e Part Of The Process) o gli immancabili (Otherwise ha dalla sua un fascino irresistibile, e quanto a Rome Wasn’t Built In A Day… si poteva non suonarla?) salta a piè pari Charango, The Antidote e Dive Deep e va a sottolineare una più recente attenzione al songwriting puro, dove la title track dall’ultimo Blood Like Lemonade fa il paio con una godibilissima ancorché non trascendentale cover della finissima Coming Into Los Angeles di Arlo Guthrie.

La terza è che la band sta già portando in tournée alcuni brani dal nuovo album, in uscita nel prossimo ottobre: la sofferta I’ll Fall Apart e la più lineare Face Of Danger, che sempre più sembrano puntare sull’emotività, a partire da un lavoro di costruzione del brano che più di prima vede al centro la chitarra compita e versatilissima di Ross. Che la loro evoluzione li stia quindi portando verso un pop intriso di un soul intimo e personale sebbene stilisticamente meno peculiare dell’irripetibile sound degli esordi? Nel frattempo, va a verbale una conferma: i Morcheeba emozionano e regalano pace e good vibrations come davvero pochi altri ensemble in circolazione.

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