Morrissey prosegue il suo tour a Bologna: ennesimo concerto ad alto livello emozionale

Morrissey-Bologna-17-Ottobre-2014-recensione

Dopo Roma e Milano, è Bologna ad accogliere Morrissey, che continua il tour italiano con una serie di splendide esibizioni. La recensione del concerto del 17 ottobre 2014. Foto di Mirko Cantelli

17 ottobre 2014, Bologna, Paladozza. Per una sera scordiamoci delle ultime dichiarazioni di Morrissey sul proprio stato di salute. Del suo entrare e uscire dagli ospedali negli ultimi anni. Siamo qua per le sue canzoni, e per lui ovviamente. Non è difficile, il Moz è quello di sempre, ironia compresa: «Sono lieto di essere qui, ma del resto… sono lieto di essere in qualsiasi posto». Per entrare nel mood del concerto veniamo accolti da vari spezzoni di video datati, sul tendone vengono proiettati uno dopo l’altro quelli che presumibilmente sono i riferimenti, musicali e non, del padrone di casa. Ramones, Nico, New York Dolls, Chris Andrews. Ma anche poesie, sketch di cabaret e cruenti immagini della corrida. Cala il sipario e lui compare insieme alla band.

Un inchino per noi, uno per i suoi musicisti e subito attacca con The Queen Is Dead, del periodo Smiths. Il cuore sussulta, non ci aspettavamo decidesse di rompere il ghiaccio in questo modo. Chiunque conosca un minimo Morrissey sa che non è esattamente entusiasta di ripercorrere quegli anni gloriosi. È palese quando, più avanti nello show, ci supplica – «Basta! Basta!» – di smettere di applaudire dopo How Soon Is Now?, facendoci sentire tutti un po’ in colpa: lui è venuto per proporci le canzoni del nuovo – e riuscito – album World Peace Is None Of Your Business e noi siamo qui a spellarci le mani per un brano scritto 30 anni fa. Ma al cuore non si comanda e lo sa anche lui.

Del resto il live è quasi interamente dedicato al nuovo disco, con ben otto brani presenti in scaletta. Si va dalle suggestioni spagnoleggianti di The Bullfighter Dies alle rasoiate di chitarra di Neal Cassady Drops Dead. I musicisti, in divisa d’ordinanza camicia bianca e bretelle, non si limitano ad assecondare il frontman ma si prendono i loro spazi, contribuendo a un insospettabile mix tra britpop e arrangiamenti mediterranei. Sangue spagnolo, cuore inglese, parafrasando il titolo di una sua canzone. Morrissey padroneggia il tutto con fare teatrale, si sporge continuamente verso le prime file per stringere mani, tra i numerosi fiori che il suo pubblico gli offre. Si entusiasma mentre scorrono anche Certain People I Know, Trouble Loves Me, You Have Killed Me.

Il finale volge sul drammatico quando, sulle note di Meat Is Murder, vengono proiettate immagini dei maltrattamenti che gli animali subiscono durante il processo industriale di produzione della carne. Anche se ce lo potevamo aspettare – sappiamo tutti quanto stia a cuore a Moz la causa vegetariana – la crudeltà e la violenza delle immagini non può fare a meno di scioccare e far riflettere. Il messaggio è talmente forte che purtroppo sovrasta la poderosa versione del brano, mentre l’autore sul palco declama con voce dolente «Meat is Muder / KFC is Murder». Fortunatamente c’è ancora tempo per gli ultimi due brani, un’altra b-side degli Smiths, la splendida Asleep, e Everyday Is Like Sunday, una dose di positività necessaria per uscire dal palazzetto di Bologna con il sorriso sul volto.

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