Morrissey incanta il suo pubblico: amore e morte in un concerto di grande intensità a Milano

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Grande serata per Morrissey a Milano. L’artista regala al suo pubblico un’esibizione intensa ed emozionante. E i fan lo ripagano con grande affetto. La recensione del concerto.

«I look strange. But you look odd. Which is nice». Non si è capito bene quale sia la stranezza che Morrissey attribuisce al pubblico milanese, e il pubblico stesso è sembrato un po’ perplesso su come prendere le parole del suo idolo. Perplessi anche quelli che volevano più canzoni degli Smiths in scaletta, o più canzoni in generale: ma basterebbe un minimo d’informazione per apprendere che no, non può succedere. Moz non ha poi molta nostalgia degli anni Ottanta, recupera ciò che vuole con misura e di solito non si esibisce per molto più di un’ora. Ma chi ha preso le misure al personaggio – amatissimo, e con ragione – si è potuto godere un concerto energico, dominato dal dialogo tra il carisma della voce di Steven Patrick Morrissey, per l’occasione di bianco vestito, e la potenza percussiva della sua band.

A poco sono servite le divisioni di settore fra le sedie del Teatro Linear Ciak: i fan cominciano ad affollarsi sotto al palco prima che cali il sipario, e per quasi tutti la serata restano inevitabilmente (e giustamente) in piedi. Prima, un lungo medley video di tante epoche diverse, per arrivare a capire meglio da dove viene Morrisey e cosa ha in testa: Brian Eno in versione glam a metà anni Settanta, Nico in bianco e nero, pop inglese anni Sessanta, Aznavour, corride, eccentrici, rivolte proletarie al ritmo di The Witch Is Dead e altre amenità. Morrissey sale in scena su note d’opera, dichiara amore a Milano in italiano, e attacca con The Bullfighter Dies, orecchiata poco prima su immagini impietose di tori e toreri. Una buona parte del concerto sarà attraversato da sonorità spagnoleggianti, tornate a serpeggiare nell’ultimo album World Peace Is None Of Your Business (l’opener viene da lì). Subito vengono posti i temi della crudeltà e della morte animale per mano dell’uomo, destinati a culminare in strazio, nel finale cruento di Meat Is Murder.

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Inizia quasi immediatamente a stringere mani, il Moz. E non sono le strette in stile “batti il cinque” di quasi tutti i suoi colleghi. Sono vere strette di mano, tese a comunicare un rispetto vero e intero per le persone sotto al palco. Non mancherà, più avanti, l’abbraccio in scena con una ragazza. Immancabili, si vedono volare fiori (e una maglietta, che però viene rilanciata alla folla). Dopo le prime tre canzoni, arriva una sorta di presa in giro del Linear Ciak: «Che posto magnifico, qui con Pavarotti a cantare, meraviglioso…». La voce è affannata. Lo sarà ogni volta che parlerà. Al contrario, tiene bene nelle canzoni, con qualche venatura più roca a trasmettere rabbia e disincanto quando è il caso. Prima d’introdurre classici come Everyday Is Like Sunday e How Soon Is Now, cantati in modo impeccabile, accenna al meeting Asia-Europa con Putin: lo nomina con (doveroso!) disprezzo, e chissà cosa pensa del pubblico che non ha sommerso quel cognome di fischi. Intanto però lo delizia con i classici nominati sopra.

Altre chicche (della carriera solista) vengono poco dopo: I Throw My Arms Around Paris, una sentita Speedway, una splendida e languida Trouble Loves Me. La sequenza pre-finale è tutta per l’ultimo album. Fino ad arrivare a Meat Is Murder, resa una sorta di straniante colonna sonora per il film sulle violenze inflitte agli animali destinati alla macellazione che viene proiettato alle spalle della band. Anche le parti cantate sono rese una didascalia del filmato: una volta finite, il vegetariano Morrissey volta le spalle e diventa pure lui spettatore. Non tutti hanno la stessa forza. Molti preferiscono abbassare lo sguardo, rivolgerlo altrove. E quando lo show finisce, in sala c’è aria di smarrimento. Sono ancori tutti sotto botta quando parte il bis: One Day Goodbye Will Be Farewell, un’altra rapida scarica rock, poi subito l’aria d’opera e Morrisey è svanito, non prima di aver raccolto un libro, un fiore e varie lettere – l’amore che i fan non gli fanno mai mancare. L’arena è vinta: il toro, ancora una volta, ha sconfitto la morte.

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