L’ultimo (incredibile) spettacolo dei Mötley Crüe

motley-crue-milano-10-novembre-2015
di Jacopo Casati
Foto di Francesco Prandoni

C’era grande attesa per l’ultimo concerto in Italia dei Mötley Crüe. La leggendaria band di Los Angeles si è esibita a Milano per l’unica data del Final Tour che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe porre fine alla loro attività dal vivo.

Detto che i ritiri nel mondo della musica sono sempre relativi, e che i reunion tour rimangono dietro l’angolo per chiunque, lo show di ieri sera di Vince Neil e compagni dal punto di vista dello spettacolo è stato mostruoso. Sono stato a diversi concerti al Forum in questi anni, tuttavia una produzione come quella portata dai Crüe non si era forse mai vista (Kiss inclusi): a parte un palco enorme con relativo impianto luci esagerato, oltre a fiamme ed esplosioni d’ordinanza ad accompagnare ogni pezzo, alle pedane mobili sputafuoco che nel finale hanno issato e portato in mezzo al pubblico Vince e Nikki Sixx, ciò che ha sconvolto il pubblico è indubbiamente stato il Crüecifly, gigantesco rollercoaster di Tommy Lee.

Il batterista della band, meglio conosciuto dai non rockettari come ex marito di Pamela Anderson, a metà serata ha percorso il tragitto palco-mixer (posto a metà parterre) sospeso a mezz’aria roteando di 360° con l’intero kit. Delle montagne russe in piena regola, che lo hanno portato in mezzo alla folla mentre pestava come un ossesso sopra un nastro che raccoglieva un medley elettro-rock con pezzi di Beastie Boys, Black Sabbath, Led Zeppelin e altre tamarrate EDM. Un evento nell’evento in pratica. Non che Tommy sia nuovo a fare questo genere di numeri con la batteria, tuttavia questa volta si è superato: “Posso dirvelo Milano, ho sognato di avere questo fottuto tipo di rollercoaster per tutta la mia vita e ora ce l’ho fatta!”, ha detto mentre si dimenava contenuto dalla struttura.

Vero, di musica fino a questo momento abbiamo parlato poco. Facciamolo. La durata del concerto è stata all’incirca di un’ora e quarantacinque minuti. I brani in scaletta erano tutte hit: dall’apertura con Girls, Girls, Girls e Wild Side fino agli inni Shout At The Devil, Looks That Kill e Live Wire, il pubblico ha cantato tutti i ritornelli di canzoni che hanno segnato sia la scena hard & heavy sia (maggiormente) quella glam metal negli anni Ottanta. Dopo le conosciutissime Dr. Feelgood e Kickstart My Heart, la band si è spostata su un piccolo palco allestito dietro al mixer, per concludere con Home Sweet Home la propria performance.

Gigantesco karaoke a parte, è giusto segnalare che il peso degli anni si è clamorosamente fatto sentire per il cantante Vince Neil. Per quanto abbia provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo, ha sempre chiesto l’aiuto del pubblico sulle parti più impegnative, risultando in difficoltà quando le note diventavano troppo alte. Intendiamoci, i Crüe non hanno mai fatto della perizia esecutiva il loro punto di forza. Fisicità e immediatezza sono da sempre le loro caratteristiche fondamentali. Commovente in questo, l’impegno del chitarrista Mick Mars. Afflitto dalla spondilite anchilosante cronica, il musicista non si è mai tirato indietro: seppur con evidenti difficoltà motorie, ha continuato in ogni concerto a macinare i riff che hanno contribuito in modo determinante all’affermazione dei Motley nel panorama musicale.

Alice Cooper è stato infine la ciliegina sulla torta di una serata divertentissima. L’icona dello shock rock anni Settanta non ha perso nulla in termini d’impatto e teatralità rispetto agli anni d’oro. Sul palco, insieme a lui, una band dirompente, dove spiccava la biondissima chitarrista Nita Strauss, conosciuta nell’underground per il suo ruolo all’interno delle Iron Maidens, tributo femminile alla celebre band britannica. Alice ha portato a Milano tutto il proprio armamentario grandguignolesco d’ordinanza: spazio quindi a spade, serpenti, mannaie da macellaio e ghigliottine. Poco più di quarantacinque minuti durante i quali No More Mr. Nice Guy, I’m Eighteen, Poison e School’s Out (con tanto di citazione ad Another Brick in the Wall Part 2 dei Pink Floyd) hanno fatto cantare all’unisono il già gremito palazzetto. Una splendida conferma per un 67enne che è, ancora oggi, in perfetta forma.

Guarda le foto del concerto

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti