Palchi rotanti, droni, visual: i Muse hanno spostato ancora più in alto l’asticella

Muse Milano 14 maggio 2016 recensione
di Umberto Scaramozzino
Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 14 maggio 2016. Siamo alle solite: i Muse arrivano in Italia e sembra che per tutta la durata della loro sosta (questa volta decisamente notevole) il resto della musica dal vivo diventi accessorio. Non è possibile vivere qui e non sapere che una delle band più imponenti del mondo sta portando il suo spettacolo dal futuro direttamente sui nostri palchi. Questa è la “Muse week”, come l’ha definita il promoter, e la città è totalmente in mano ai tre musicisti britannici.

Si tratta della prima di sei – SEI – date sold out nel palazzetto più trafficato d’Italia e, stando alle premesse, il Drones World Tour si presenta come l’ennesima avanguardia live e cui Matthew Bellamy e soci ormai ci hanno quasi abituati. Per una settimana quindi mezza Italia è fan dei Muse, tutti quelli che al mattino si svegliano scendendo dal letto col piede sbagliato odiano i Muse, non si parla d’altro che dei Muse. A volte la domanda non è nemmeno “vai a sentirli?”, ma direttamente “a quale data andrai?”.

Dei droni volano in giro per l’arena, disegnando percorsi prestabiliti e strappando i primi di tanti “wow”. Dominic Howard prende posto alla batteria, collocata al centro del mastodontico palco, mentre il basso a led preannuncia la presenza di Chris Wolstenholme. Arriva infine quel folle di Matt Bellamy e lo spettacolo può cominciare.
Tocca a Psycho, primo singolo estratto dal settimo e ultimo album Drones. Il concept dell’ultimo capitolo discografico non è concretizzato solo dalle sfere volanti, ma tutto, nella curatissima produzione, rimanda a quell’idea di disumanizzazione del mondo che ha tolto il sonno al frontman della formazione inglese. Dalle luci, ai visual, fino agli artifici tecnici che includono persino un minacciosissimo velivolo nero che circumnaviga il Forum (clicca qui per guardare le foto). C’è un forte sentore distopico che va a braccetto con la sensazione di stare assistendo ad un live che viene appunto dal futuro.

Reapers si conferma il pezzo più cazzuto del nuovo disco, dal vivo ancora più efficace e impattante che in studio. Arriva la sempre desideratissima Plug In Baby e il pubblico – che fino ad allora tutto era stato, tranne che mansueto – esplode in un delirio di salti e voci urlanti. Si continua con Dead Inside e il suo thrilling finale, per poi passare a Citizen Erased.

La band suona da dio, come sempre. A voler essere delle brutte persone, cercando di trovare una carenza, ci si stupisce nel dover puntare il dito verso la voce di Matt. Non che il cantante e chitarrista non sia in forma, anzi, viene da pensare che la sua forma sia inumana, eppure qualcosa nei volumi e nell’acustica fa in modo che l’ugola miracolosa non arrivi sempre chiara e potente come fa di solito. In compenso i suoni degli strumenti sono ottimi considerata la location, perciò l’impatto frontale è preservato.

Supermassive Black Hole, Starlight e Madness, con il suo magnifico crescendo, compongono la sezione “mainstream” della scaletta, quella in cui hostess e steward si dimenticano di essere a lavoro, quella in cui anche i timidi tirano fuori la voce. Andazzo che non cambia di molto quando tocca a Hysteria che si chiude con il riff di Back In Black degli AC/DC che di sicuro non aiuta a sedare la folla impazzita. Ancora qualche brano, tra cui spiccano le immancabili Uprising e Time Is Running Out, prima dell’encore composto da Take A Bow, Mercy e la magnifica Knights Of Cydonia introdotta dall’immancabile armonica di Chris che invoca Man With A Harmonica del Maestro Ennio Morricone.

Due ore di concerto, tra palchi rotanti, proiezioni sbalorditive, droni ed esplosioni di coriandoli. Ma servirebbero altri sei o sette articoli per elencare tutti i dettagli di uno spettacolo tanto elaborato da diventare il quarto membro della band (quinto a dire il vero, perché sarebbe ingiusto non dare credito a Morgan Nicholls e il suo ottimo lavoro alle tastiere e ai sintetizzatori). Un concerto che sposta ancora più in alto l’asticella e pone i Muse come la band da battere per chiunque voglia primeggiare nel mondo.

La Muse Week è appena iniziata. Se non eravate presenti ieri, voi, a quale data andrete?

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