Muse in concerto a Torino, dimostrazione di superiorità assoluta

Muse Torino 2013 recensione

È finalmente arrivato anche in Italia il Summer Stadium Tour 2013 dei Muse. Prima data a Torino nella sera del 28 giugno. Ecco la recensione del concerto.

Fenomenali. Incredibili. Straordinari. Bravissimi. Esagerati. Pazzeschi. Mostruosi. Inarrivabili. Prendete tutti gli aggettivi “celebrativi” e i superlativi assoluti che vi vengono in mente, metteteli insieme uno dopo l’altro e avrete la recensione di un concerto dei Muse. Ancora una volta, gli inglesi hanno mostrato di essere una macchina perfetta. Torino, così come tutte le altre città in cui Matt Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme hanno suonato e suoneranno, ha assistito a una dimostrazione di superiorità assoluta: una scaletta che non ha un solo momento di calo, scenografie monumentali che alzano di (almeno) una tacca il livello di spettacolarizzazione dei concerti rock, presenza scenica e capacità strumentali di spessore enorme. Una qualità complessiva esaltata da quel fenomeno di Bellamy. Tutte quelle doti vocali e chitarristiche in una sola persona sembrano persino troppe.

Il palco spento evoca gli scenari apocalittici che si manifesteranno di lì a poco. Lo show comincia un po’ in ritardo rispetto all’orario stabilito. Perchè alle 21 il cielo è ancora troppo chiaro e le creazioni visual, per non parlare dei giochi pirotecnici, ne risentirebbero. Ma quando le note si Supremacy accolgono la band onstage, ecco manifestarsi un’enorme e infernale fabbrica, un po’ Matrix e un po’ centrale nucleare, sovrastata da sei enormi camini che sputano fuoco e fumo per tutta la sera. Le scenografie sono da tempo uno degli aspetti centrali di un concerto dei Muse, ma non per questo si può rimanere indifferenti alla maestosità del palco del Summer Stadium Tour 2013. Sugli schermi si alternano una tale quantità di immagini che è impossibile ricordarle tutte. Ma come dimenticarsi dei leader mondiali, da Obama alla Merkel, in versione cartoon che ballano scatenati sulle note di Panic Station? È forse uno dei pochi momenti in cui viene meno la tensione epica – la stessa delle musiche – che caratterizza lo spettacolo.

Ci sono persino degli attori in carne ed ossa sul palco dei Muse. Una presenza limitata ma comunque significativa. Intanto perché i messaggi sono piuttosto forti – si parla di potere, denaro, e di tutti i mali che affliggono l’umanità. E poi perché… quante volte avete visto degli attori durante un concerto rock in uno stadio? Io mai. Mentre la ballerina che scende dalla mongolfiera a forma di lampada gigante, per quanto spettacolare sia, ricorda qualcosa di simile visto durante il precedente tour negli stadi, quello che portò il trio inglese a San Siro nel 2010.

I pezzi dell’ultimo The 2nd Law sono abilmente mischiati ai successi dei precedenti cinque album. Nonostante brani come Plug In Baby, Knights of Cydonia, Time Is Running Out siano chiaramente osannati dal pubblico, anche le cose più recenti dimostrano di essere già dei classici per i fan dei Muse. Madness, Animals, Follow Me sono dentro la testa e i cuori di tutti. E qui si rivela un’altra grande qualità del trio inglese: in un epoca in cui sono i singoli a dominare il mercato, loro si concentrano sugli album. The 2nd Law è soprattutto un disco, impregnato di qualità in modo omogeneo dalla prima all’ultima traccia. Una qualità talmente nota al pubblico, che Bellamy e soci non sono qui per promuovere – che cosa orribile – l’album: sono qui semplicemente per portare sul palco un grande show e dunque possono permettersi di scegliere i brani come vogliono.

Nella cifra stilistica dei Muse ci sono anche le citazioni. Le ascoltiamo negli album e pure dal vivo. Questa sera il tributo è per Morricone, Led Zeppelin, Animals e Rage Against The Machine. Sta alla grandezza di una band, oltre che alla sua intelligenza, non vergognarsi delle “fonti” da cui trae ispirazione. Devo aggiungere altro?

@DanieleSalomone

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