The National a Milano, è mancata la voglia di rendere il concerto indimenticabile

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The National a Milano per il tour del nuovo album Trouble Will Find Me l’1 luglio 2013. Un concerto molto bello, a cui però è mancato qualcosa di fondamentale.

Milano, Ippodromo del Galoppo di San Siro, 1 luglio 2013. Bravi sono bravi. Su questo non c’è nulla da dire. E proprio per la loro qualità era lecito aspettarsi che i National infuocassero l’Ippodromo del Galoppo con le loro canzoni. Quelle vecchie e amate dai fan della prima ora mescolate a quelle nuove, dell’ultimo splendido album. E invece. Invece il concerto al Citysound è stato solo un bel concerto. Niente di più. Sono professionisti, non si discute. Il problema è che quando sei il migliore, in un mondo (e un mercato) come quello della musica che sempre più si fonda sui tour e sui live per sopravvivere, devi dimostrarlo ogni singola volta. Per essere davvero il primo della classe non basta fare il compitino pulito da 8, come a scuola. Ogni volta devi lottare per il 10 e lode. Altrimenti chi viene ad ascoltarti capisce che sei lì solo perché hai fermato il bus del tour per una data in più.

È una provocazione. Ma la questione non è secondaria. Per essere credibile, un artista internazionale deve ogni sera creare quella magia che fa uscire il pubblico dopo il concerto con la soddisfazione e l’appagamento che solo un concerto rock sa dare. E se non riesce a ricreare quell’atmosfera, perché i fattori in gioco sono tanti, deve perlomeno dare la sensazione di averci provato dall’inizio alla fine. E vale tanto più se sei un gruppo che sa come spendersi e che ha abituato bene i suoi fan. L’impressione (netta) è stata invece quella di una band salita sul palco senza quella fame tipica del rock. Senza quella cattiveria che trasforma un concerto tra i tanti nel concerto da ricordare. In certi momenti, verso la fine, la sensazione era addirittura che non vedessero l’ora di andarsene. Nonostante lo stage diving di Matt Berninger durante Mr. November, quasi un atto dovuto ai fan, proprio il cantante è sembrato quello meno in serata. Alla penultima canzone Terrible Love ha dato pure l’impressione di aver sbadigliato.

Questi gli aspetti negativi, purtroppo fondamentali, relativi a emotività e a empatia. Poi, se tutti i concerti avessero la qualità di quello dei National a Milano, si potrebbe stare sicuri che la musica rock abbia un futuro roseo. La scaletta era perfettamente miscelata, il pubblico caldo e la band ha suonato benissimo. È poi raro trovare un gruppo con un frontman in grado di essere leader senza stare in mezzo al palco a prendersi gli applausi del pubblico. Berninger si contorce su se stesso, durante gli assoli passeggia sul palco bevendo vino o si piega in ginocchio. Ma quando canta è dannatamente credibile. Altro merito: non è mai facile in un concerto dare tanto spazio all’ultimo album, perché chi è venuto si aspetta sempre di sentire i grandi successi del passato. Trouble Will Find Me è però già nei cuori di tutti i fan, entusiasti dal primo all’ultimo minuto in un Ippodromo quasi pieno, con una Vanderlyle Baby Cry cantata senza effetti luminosi e (quasi) senza microfoni insieme al pubblico. Insomma, tutti (quasi) soddisfatti. Peccato sia stato “solo” un bellissimo concerto. È mancato quel qualcosa in grado di renderlo indimenticabile.

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