Ripartono da Milano i festeggiamenti dei Negramaro, tra lacrime e sudore

Recensione Concerto Negramaro Milano

Debutto a Milano per la seconda parte del tour 2013 dei Negramaro, che riconferma la grande energia live della band salentina. (Foto Di Francesco Prandoni)

Milano, Forum di Assago, 16 novembre 2013. Chiarisco subito il punto: i Negramaro li ascolto da sempre. Prima ancora del debutto sanremese, prima ancora di locali, palazzetti e stadi. Impossibile non intravedere uno squarcio emotivo, quindi, se molte canzoni della band salentina hanno contornato attimi di vita. Avevo seguito la data a San Siro e ammetto che temevo un rifacimento in formato mignon – perché ovviamente il Forum non contiene altrettante persone e spazi – e invece no. Anche questa volta i Negramaro sono riusciti a lasciarmi un bel sorriso dipinto sulla faccia e una colata di trucco sotto gli occhi. L’abbondante primer, messo per prevenzione, non é servito ad arginare la fiumana di lacrime su rifacimenti di brani assolutamente inaspettati. In piedi, perché su una poltroncina risulta difficile seguire il «Milano salta» urlato spesso da Sangiorgi.

Lele, Ermanno, Pupillo, Data, Android e Giuliano tornano a Milano per Una storia semplice – Tour invernale. I Negramaro volevano finire di spegnere le candeline rimaste sulla torta di questa piccola-grande metropoli, lasciate lì qualche mese fa, e Milano li ha accolti con sorrisi e voglia di festeggiare. Il Forum regala sempre grandi emozioni. Contenitore di vite che si spostano, macinano chilometri e ore in attesa, per accaparrarsi un posto in transenna. Impossibile non guardarsi attorno per scrutare attimi di queste vite che ti passano sotto gli occhi (guarda le foto del concerto). Trovo coppie di innamorati che passano metà del concerto a esprimere fisicamente il loro amore, battendo le mani tra una bacio e una dedica autoreferenziale. Trovi famiglie intere, e ringrazio il cielo che ci siano ancora genitori che insegnano l’amore per la musica ai figli. Trovi ragazzi e ragazze, intere comitive, pronti a saltare, dimenarsi, cantare, urlare, tanto che ti chiedi come, terminato il concerto, riescano ancora a muovere anche solo un passo.

L’apertura lasciata in mano al dj set di Don Joe (Club Dogo) segna esattamente il punto: questa seconda parte di tour – se si considerano San Siro e Olimpico – è un Happy Birthday parte seconda. Ti è mai successo e il palazzetto esplode alla vista dei sei salentini, caricati come molle. Quando chiedi per curiosità a uno spettatore cosa siano per lui i Negramaro la risposta è chiara: «Sono questo, sono rock». Rimani comunque sbigottito e la pelle d’oca si alza di qualche centimetro ancora quando senti Giuliano fare i nomi di «Rodrigo e Manuel Agnelli». Il coniglio dal cappello che non ti aspetti. Un’istantanea di Hai paura del buio made by Afterhours. Si intona Quello che non c’é seguita da Casa 69 e i telefonini si alzano a cercare di immortalare il momento, è commozione piena.

È con quest’ultimo brano che la band salentina segna l’intermezzo intimo all’interno del concerto (leggi la scaletta). Quello fatto di sgabelli, strumenti acustici e la voce di Giuliano che si amalgama con quella della gente. Il Forum si trasforma in un teatro per Sei e Tre minuti. Poi si torna ad una bella virata elettronica e si alzano i watt, e ti sembra che il palazzetto tremi sotto i piedi che scalciano in cerca di aria. Durante il concerto mi sono accorta che, malgrado i dieci anni passati, malgrado canzoni fatte-rifatte-strafatte lungo il percorso della band salentina, ai Negramaro resta la capacità di emozionarsi non dando per scontato che le persone accorrano comunque, che cantino comunque, che passino sopra a – chiamiamole così – disattenzioni di forma e contenuto. Siamo alla prima data del tour invernale ed è palpabile il rispetto reciproco tra il pubblico, che il biglietto se l’è sudato, e loro sul palco, ancora una volta emozionati come se fosse la prima. È in quest’ottica che si devono leggere le sbavature eventuali: si parla di emozioni, mica di tabelline della moltiplicazione. Semmai mi stupisco che finisca così presto, forse perché inconsciamente pensavo alle tre ore del Meazza.

L’ultima raccolta fotografa perfettamente questi dieci anni di attività, come Giuliano ha raccontato proprio a Onstage. Alla luce dei ricordi, nostri e loro, il numero tondo fa paura. È inevitabile: dieci anni vuol dire che si invecchia e sostenere un concerto dei Negramaro saltando per metà del tempo, urlando, battendo le mani cercando di andare a ritmo, diventa faticoso anche per me. Sangiorgi si riconferma uno dei grandi performer di questo Paese- se mai ci fosse stato bisogno di un qualche premio o fascia. E se di premiazione si sta parlando, la gente accorsa per loro è il meritato trofeo. Ho conosciuto delle ragazze toscane, durante il peregrinare in lungo e in largo per il palazzetto prima che iniziasse lo spettacolo. Questa mattina avevano il treno presto, partivano alla volta di Bologna per poi seguirli anche alle date previste a Padova e Firenze. L’articolo quindi lo chiudo così: «Ragazze, tanto di cappello, perché io il giorno dopo sono knock out». Anche perché i concerti asettici li lasciamo agli altri, qui si suda.

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