Il concerto dei Negrita a Cesena è di quelli che scaldano il cuore

negrita-cesena-29-febbraio-2016-recensione
di Luca Garrò
Foto di Cristina Checchetto

Vidia Club, Cesena, 29 febbraio 2016. Per moltissimi, il rock classico italiano è prerogativa di Vasco Rossi. Per molti altri, invece, l’unico rocker credibile del Bel Paese è senza ombra di dubbio Luciano Ligabue. I più oltranzisti, poi, continuano a ribadire che solo Piero Pelù e Ghigo Renzulli sono stati in grado portare avanti un discorso che potesse guardare oltre i nostri confini territoriali. Per noi, invece, oggi l’unica vera rock’n’roll band italiana è quella dei Negrita.

Il successo degli ultimi album, la costante crescita umana e musicale e la facilità nel riempire i palazzetti più importanti nel corso degli ultimi tour non hanno minimamente scalfito l’attitudine e l’integrità di una band che, senza nulla togliere ai mostri sacri di cui sopra, non si è mai fatta corrompere da una macchina che prima o poi ha fagocitato chiunque. Andarli a vedere in un club come il Vidia di Cesena, unica band a riempirlo per due sere consecutive, e ritrovarli forse più consapevoli del loro valore ma con lo stesso entusiasmo di quando i club erano le uniche location a poterli ospitare, è qualcosa che scalda il cuore. Al di là dell’inevitabile romanticismo che tour di questo tipo portano con sé, è evidente che la band aretina stia attraversando un vero e proprio momento di grazia, dimostrato anche dall’entusiasmo contagioso del pubblico presente.

Pau, Mac e Drigo sono in grande spolvero e la sensazione è che si divertano davvero, forse anche più rispetto agli show nei palasport. Probabilmente i tre, nonostante tutto, si trovano ancora maledettamente a proprio agio nel sentire il fiato della propria gente sul viso, perché, in fin dei conti, loro quel cordone ombelicale con la realtà non vogliono assolutamente tagliarlo. L’idea di un tour nei club sembra dunque frutto di un’esigenza reale del gruppo e non di una mera trovata pubblicitaria per dimostrare di non essere diventati quei poser di cui si divertono a raccontare le gesta. Rispetto al recente tour di supporto a 9, la scaletta è inevitabilmente completamente stravolta: la componente stradaiola è amplificata al massimo grazie alla scelta di brani che non vedevano la luce da tempo immemore, ma è la scelta generale dello show a propendere nettamente per l’assenza di cali di tensione.

Dopo l’energico inizio con Ehi! Negrita, in poco più di un’ora si susseguono brani come War, Negativo, Militare e Fuori controllo, cui si aggiungono una versione strepitosa di Bambole e Hollywood, che chiude il primo infuocatissimo set. Il rientro cambia qualcosa a livello musicale: i ritmi latini si impossessano per un attimo del palco e l’atmosfera diventa ballabile e da festa senza controllo, per poi dare via ad un nuovo climax ascendente che, passando per Ululallaluna, A modo mio e Cambio, esplode con Transalcolico e Mama maè. La gente, incapace di rassegnarsi alla dipartita, invoca il loro ritorno ben oltre l’accensione delle luci del locale: segno di quanto sia difficile lasciarsi dopo una serata di questo livello.

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