I Negrita, quelli che dal vivo non sbagliano mai

Negrita Milano recensione 18 aprile 2015

Prosegue il Negrita Tour 2015, che ha raggiunto Milano la sera del 18 aprile. Dentro un Mediolanum Forum stipato in ogni ordine di posto, la il gruppo rock toscano ha offerto un’altra ottima performance, confermandosi tra le migliori live band italiane di sempre. Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago, 18 aprile 2015. Cesare è quello positivo. Ha un sorriso per tutti, sul palco e ovunque. Suona, si muove, si veste tradendo la sua passione per gli anni Settanta. Ha un modo di fare che ricorda gli hippie, ma nel 2015. Sembra sempre sereno e ti viene voglia di abbracciarlo, di stringerlo proprio se solo lo conosci un po’ meglio. Drigo è quello introverso, concentrato, pacato. L’eleganza con cui muove le dita sulla chitarra – è uno dei pochi in circolazione ad usare il fingerstyle, ossia suona solo con le mani, senza plettro – è la stessa con cui ti parla di qualunque cosa. È un intellettuale, nel senso che cerca di connettersi con il resto del mondo attraverso il pensiero, l’intelletto. È il suo fascino. Pau è quello esuberante. Ha il carisma ammaliante di un capo-tribù e quello rude di un capo-curva. Tiene il palco come ho visto fare solo a (certe) grandi star abituate a platee globali. La sua fisicità è strabordande, ogni suo gesto, movenza, espressione arriva al pubblico.

Al Forum c’è un pienone d’altri tempi. Il parterre è stipato fino alle transenne dei banchetti del merchandising. Colpo d’occhio notevole. Il palco è maestoso, con tre enormi schermi dietro i sei Negrita, disposti in due file da tre. Le luci sono particolarmente suggestive e “usano” lo spazio in un modo inusuale, come se tutto l’impianto milanese fosse un enorme palcoscenico. S’inizia con tre brani del nuovo album Mondo politico, Poser e Baby I’m in Love sono tratti da 9 – a dimostrazione di quanto i Docs credano in questo progetto, che avrà ancora spazio nel corso della serata. Accoglienza calorosa, il pubblico apprezza le nuove canzoni nonostante siano in giro da neanche un mese. Chiaramente sono le hit di una vita a riscuotere il successo maggiore. Su tutte, In ogni atomoMagnolia, A modo mio, Mama maè. Ma ogni singolo brano ha la forza di scuotere la gente, che ha una voglia matta di saltare (con i brani più rock) e ballare (con i brani del periodo L’uomo sogna di volare / HELLdorado). E di sorridere, quando Pau si diverte a scherzare come farebbe seduto in un bar. La scaletta è intelligente, ha il ritmo giusto e la giusta alternanza emotiva. Sembra un dettaglio, ma è fondamentale l’ordine dei brani per la riuscita di uno show, specialmente quando hai alle spalle 20 anni (abbondanti) di canzoni. E questo riesce alla perfezione.

I Negrita hanno capito tanti anni fa un concetto fondamentale per chi vuole fare musica. Nell’arco di una lunga carriera puoi anche sbagliare qualche singolo, puoi anche fare un disco così così, ma non puoi mai offrire un concerto mediocre. Perché è il palco che decide il tuo destino. Puoi spaccare le radio o la Rete con tutte le hit del mondo, ma se poi dal vivo non rendi ogni show un’esperienza indimenticabile per chi ti sta ascoltando, non funziona. È quando ci si guarda in faccia che si stabilisce un legame. Pau, Drigo e Cesare sono partiti dai piccoli locali, ci hanno messo anni per arrivare ai club e ancora altri anni per i palazzetti. Due decenni e oltre di concerti a dare la loro anima sul palco e a prendersi quella della gente per portarla dentro il loro universo di rock e canzoni, convincendo a una a uno tutti quelli che si sono trovati davanti. L’hanno fatto senza usare filtri: o ne venivano a capo con le loro qualità, o non ne sarebbe valsa la pena. Ce l’hanno fatta e oggi sono uno dei migliori show che vi possa capitare di vedere in Italia. Cesare con l’inesauribile serenità, Drigo con la classe innata, Pau con l’esuberanza contagiosa – e da quest’anno anche con delle camicie da paura! Gran bel lavoro, ragazzi.

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