Neil Young ci crede ancora: cuore, attitudine e rock in quasi tre ore di concerto

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di Redazione
Foto di Cristina Checchetto. Testo di Nicola Lucchetta

Piazzola Sul Brenta (PD), Postepay Sound, 13 luglio 2016. Neil Young, pur non avendo vissuto la Londra del 77 o la costa pacifica di inizio Eighties, è uno degli artisti più punk della musica contemporanea. Ma il suo essere punk non è per niente accostabile a gruppi moderni come Green Day e Offspring; lui lo è nell’attitudine. L’eclettico artista canadese atterra a Piazzola Sul Brenta come parte del bill del Postepay Sound insieme ai Promise Of The Real, sua band di supporto dal 2015 che presenta in line-up Lukas e Micah, figli del noto artista country Willie Nelson.

Young arriva con il suo carico di anticonformismo, un mood da inguaribile sognatore (al punto di supportare progetti come Pono, tanto ambiziosi quanto potenzialmente fallimentari) e la feroce critica nei confronti delle multinazionali: per esempio il titolo del suo ultimo album The Monsanto Years (2015) punta ovviamente il dito contro il noto colosso dell’agrochimica. Inoltre Neil fa addirittura vendere semi non OGM nel banchetto del proprio merchandise ufficiale!

Le settanta primavere iniziano inevitabilmente a farsi sentire sul groppone. I livelli che caratterizzano gli show di Bruce Springsteen sono per lui (oramai) inarrivabili. Young tuttavia gestisce gli inevitabili limiti dell’età con gran mestiere, e il suo caratteristico timbro vocale incontra difficoltà solo nella seconda parte dello show.

Il concerto inizia senza strombazzamenti o modi per attirare l’attenzione: in quello che sarà il primo di tre atti di uno show della durata vicina alle tre ore, Neil Young sale sul palco quasi sottovoce e, alternandosi all’organo, al pianoforte e alla combo chitarra acustica-armonica, propone alcuni pezzi del suo repertorio illuminato da un solo faro. Tra questi spiccano Heart Of Gold, prima hit della serata, e Mother Earth che chiude la prima parte.

Salgono quindi sul palco i Promise Of The Real, accolti sul main stage da luci abbaglianti e da persone travestite da agricoltori (muniti di protezione contro i veleni) che sembrano voler irrorare dei pesticidi sul palco, scenetta che è inevitabile collegamento al già citato e recente progetto discografico. La band di supporto a Neil Young si dedicherà inizialmente a una parte acustica, per poi attaccare gli ampli e puntare sulle sonorità elettriche. L’unico momento in cui il gruppo si prende la scena è quando Lukas Nelson si siede al pianoforte e propone una rivisitazione di Nel Blu Dipinto Di Blu. Scelta accolta, com’era prevedibile da un gran boato del pubblico. Nel mezzo, trova spazio anche Helpless, brano dei Crosby, Stills, Nash And Young.

Il segmento elettrico, quello più interessante per i fan accorsi, è un vero e proprio crescendo che inizia con Alabama e si chiude con Rockin In The Free World, uno dei brani simbolo del rock contemporaneo entrato nella cultura popolare anche grazie a quel megafono chiamato Pearl Jam. In mezzo trovano spazio l’epica cavalcata rock di Like A Hurricane e alcuni estratti dal progetto The Monsanto Years (tra cui titletrack e Wolf Moon).

Un concerto di Neil Young resta sempre un evento da non perdere per i fan del rock, accorsi a Piazzola Sul Brenta numerosi ma, forse a causa delle quattro date in programma nel nostro Paese, non così tanti da riempire fino all’orlo l’area dell’Anfiteatro Camerini. Una carriera lunghissima iniziata nel 1968 che si riflette nei suoi concerti che, con poche eccezioni, propongono ogni sera una scaletta diversa. Lo smalto non sarà più quello dei vecchi tempi, ma la classe e quell’inimitabile modo di suonare la chitarra resta ancora innata.

Le foto del concerto.

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