Concerto intimo per Niccolò Fabi al Carroponte

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Niccolò Fabi ha recuperato ieri 3 settembre 2013 il concerto originariamente previsto a Milano a giugno. Lo show si è svolto al Carroponte di Sesto San Giovanni, ecco la recensione della serata.

Milano, Carroponte, 3 settembre 2013. Una serata carica di suggestioni. A cantare è Niccolò Fabi, senza dubbio uno dei migliori cantautori italiani sulla scena oggi. Sotto il palco del Carroponte c’è un pubblico variegato, fatto soprattutto di giovani (sotto la categoria “giovani” che seguono il cantautorato italiano bisogna annoverare gli under 40, non gli under 20). Tante donne, parecchie coppie con piccoli figli al seguito. È raro trovare un’atmosfera di gioia tanto rilassata a un concerto. Serenità è forse la parola più adatta per descrivere le sensazioni che hanno pervaso il prato del Carroponte.
L’artista romano, in questo Ecco tour, è accompagnato sul palco da una band di quattro elementi (con l’intromissione di un violino su un paio di canzoni). Ottimi musicisti. Amici prima di tutto. Ed è proprio questo senso di amicizia che pervade l’aria e consente di superare quella barriera che spesso si frappone tra chi sta sopra il palco e chi sta sotto. Sembra quasi un concerto in famiglia. «Ci conosciamo, ci vogliamo bene. E suoniamo». Con Fabi ci sono anche altri due cantautori della scena romana: Roberto «Bob» Angelini e Pier Cortese, entrambi alle chitarre e ai cori.

Niccolò sale sul palco con il suo fare gioioso e vitale, per suonare le sue canzoni e le sue parole. Ma anche la sua musica, come sottolinea a un certo punto, perché un concerto non può essere solo riproduzione precisa di quanto inciso su un disco. E così c’è spazio per assoli e nuovi arrangiamenti. Nulla però che stravolga il senso dei brani composti da un ragazzo ormai di 45 anni, che continua a fare musica mettendo al centro di tutto le parole e le emozioni. Le speranze e le delusioni di ogni giorno. I dubbi e le incertezze di ogni scelta. La felicità e la sofferenza della vita.
È un cantautore gentile, che ben si sposa, come tematiche e composizione, alla vera Milano. Non la metropoli dell’happy hour, ma quella del dopolavoro ferroviario (ecco perché il Carroponte è un perfetto scenario della serata). Quella città che non c’è più, o forse c’è e dovrebbe solo riscoprirsi. Chi c’era al concerto lo sa bene ed era dentro con tutto se stesso alla serata. Fa riflettere però che un artista di questo calibro debba suonare sul palco piccolo del Carroponte, davanti a qualche centinaia di persone. Niccolò Fabi meriterebbe molto di più. O, forse, è chi non viene che non merita lui. Milano non ha ancora capito quanto possa essere stretta questa affinità elettiva con il cantante romano.

Il palco piccolo ha, se non altro, un grande merito: consente di creare una situazione più intima. I musicisti più vicini e raccolti, il pubblico più in contatto con il cantante. E le emozioni che passano con maggiore facilità. Le canzoni le mette lui, con le sue parole che hanno il raro pregio di essere chiare e fare anche riflettere in profondità, senza però perdersi in voli della mente che allontanino la realtà. Il mondo di Fabi è quello nel quale siamo calati tutti i giorni. Con inciampi e frustrazioni, ma anche piccole sorprese e grandi gioie. Quelle che fanno dire e sentire che la vita continua a valer la pena di essere vissuta anche di fronte alla più grande delle sofferenze.

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