Nick Cave e i Bad Seeds a Lucca, cerimonia collettiva nel nome del rock

Recensione concerto Nick Cave Lucca 2013

La performance di Nick Cave and The Bad Seeds a Lucca è stata memorabile e senza punti deboli, grazie alle doti e alla presenza del Re Inchiostro. La nostra recensione del concerto.

Piazza Napoleone, Lucca, 11 luglio 2013. Ci sono pochi artisti che bisogna vedere dal vivo almeno una volta, a prescindere da quanto la loro musica possa piacere o meno. Uno di loro è Nick Cave. Perché assistere di persona a una performance del cantautore australiano è un’esperienza che va oltre la normale forma del concerto e ne è al contempo la perfetta sublimazione. Quella che si presenta allo spettatore è una cerimonia collettiva che parte dalla musica per spostarsi sul territorio dell’unica fede in grado di mettere d’accordo tutti i presenti: il rock. Un rito durante il quale il reverendo non si limita a cantare, ma spiega a chi lo sta ascoltando cosa sia la vita. Quale sia il suo senso, quale la direzione da prendere, quale lo scopo. E questo è accaduto anche a Lucca, in uno dei palchi più suggestivi in Italia, nell’unica data estiva del Re Inchiostro nel nostro Paese.

La serata inizia subito con due canzoni dall’ultimo bellissimo album. Con We No Who U R scalda il pubblico e con una versione strepitosa di Jubilee Street Nick Cave ha già conquistato piazza Napoleone. Il brano dal vivo è, se possibile, ancora più potente che nel disco. Il reverendo tiene tutti nel palmo della sua mano con voce e movenze ipnotiche. Ciò che più impressiona è quanto sembri (sia) reale ciò che King Ink sta raccontando. Ogni verso, ogni parola che esce dalle sue labbra è maledettamente vera. Ogni canzone sembra cantata direttamente a ciascuno dei presenti, non a tutti indistintamente. Non è qualcosa che si possa studiare, ma neppure improvvisare. È un istinto che hanno solo i più grandi e però bisogna accompagnare a una grande professionalità e a un enorme rispetto per il pubblico. È quanto di più difficile si possa trasmettere in un live, ma al Re Inchiostro bastano pochi minuti per convincere tutti: sarà una serata da ricordare. Di certo uno dei migliori concerti dell’estate.

Nick Cave cambia registro con una facilità disarmante, sempre con la stessa convinzione, sempre con la stessa impressionante intensità. Prima sussurra, poi, in un attimo, distorce il suono in un grido soffocato. E ancora è capace di tornare in un istante a un’eco della sua stessa voce. È arduo trovare qualcuno più a suo agio su un palco, più capace di tenere la scena, più credibile mentre canta ogni singola nota come se fosse l’ultima della sua vita. È questo forse il suo segreto. E quello dei suoi Bad Seeds. Perché la band che lo accompagna da anni è cresciuta con lui e ha lo stesso identico approccio al live. Non ci sarà più il cofondatore Mick Harvey, ma (ai fan suonerà come una bestemmia) il gruppo non sembra averne risentito. Le sonorità prodotte sono entusiasmanti e Warren Ellis, che passa da uno strumento a un altro senza batter ciglio, è quasi un comprimario quando suona il violino. Cave intanto, vestito con un completo nero, si dimena, sputa sul palco, getta il microfono quando deve andare al pianoforte, recupera la posizione al centro del palco, si avvicina continuamente alle prime file di pubblico.

Non è possibile trovare un difetto alla serata, perché tutto nelle quasi due ore di musica ha funzionato alla perfezione. L’atmosfera della piazza (che non lascia mai indifferente chi suona qui), la partecipazione del pubblico e soprattutto l’empatia che si è creata tra chi era sul palco e chi ascoltava. Deanna, dedicata in particolare a una fan, è stata cantata da tutti, ma tra i migliori pezzi della serata bisogna ricordare Love Letter e God Is In The House, entrambe al pianoforte, e la chiusura prima dei bis con Push The Sky Away e The Mercy Seat. C’è spazio anche per Stagger Lee e Red Right Hand, prima del gran finale con Jack The Ripper. Ma ogni pezzo meriterebbe di essere ricordato, sia per come è stato cantato sia per come è stato inserito in una scaletta nella quale forse qualche fan avrebbe sperato di veder inserita anche Into My Arms. Il Re Inchiostro tornerà in autunno con tre date a Bologna, Milano e Roma. Molti di coloro che lo hanno appena sentito non si faranno scappare l’opportunità di rivederlo. Per chi invece non era a Lucca sarà l’occasione per sentire le nuove canzoni dal vivo. Perderselo sarebbe più che un peccato.

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