Noel Gallagher e il potere delle canzoni

Noel Gallagher Milano 2015 recensione

Primo concerto italiano del 2015 per Noel Gallagher, che tornerà nel nostro Paese anche durante l’estate. Una serata emozionante costruita sulle canzoni delle sua nuova vita artistica, da solista, e qualche apprezzatissimo richiamo alla grande storia degli Oasis. La recensione del concerto del 14 marzo al Fabrique di Milano. Foto di Francesco Prandoni

Milano, Fabrique, 14 marzo 2015. Le parole di Noel riecheggiano nella mia testa mentre m’incammino verso un Fabrique che si annuncia sold out: «Se venite a un mio concerto per vedermi, non c’è niente da vedere: non sono un grande intrattenitore a livello visivo. Ma se venite per cantare insieme a me, allora siete i benvenuti: vi garantisco che passerete una serata fottutamente fantastica». Come contraddirlo? Considerando la dichiarazione di qualche mese fa, lo show di Milano diventa l’ennesima riprova del fatto che Mr. Gallagher è un uomo di parola.

Dopotutto uno come lui non ha bisogno di tanti fronzoli per ricevere applausi. Lui “ha le canzoni”. Per qualche artista la scelta di un momento delicato come il finale (ovvero il pezzo che si fischietta tornando a casa e che rimane stampato a fuoco nella testa dei fan per giorni) è molto spesso obbligatoria e prevedibile. Invece a Noel basta pescare una carta dal mazzo del suo enorme repertorio per accontentare tutti. Cosa che accadrà alla fine del concerto al Fabrique.

La band sale sul palco in perfetto orario e, dopo un’intro suonata da un trio di fiati che accompagna una citazione di If I Had A Gun, fa esplodere la platea con una b-side (capita anche questo a chi ha l’innata capacità di imbracciare una chitarra e scrivere singoli con mostruosa facilità). Do The Damage la trovate nella deluxe edition dell’ultimo Chasing Yesterday, oppure – se siete dei veri feticisti, status che vi fa meritare automaticamente tutta la mia stima – girando il vinile di In The Heat Of The Moment.

Prima di salutare il pubblico in maniera ufficiale sfilano Stranded (On The Wrong Beach), Everybody’s On The Run e Fade Away, la prima delle quattro “cover” (se è lecito chiamarle così) degli Oasis che proporrà nel corso della serata. «Ciao Milano, it’s great to be back», etc etc ed ecco In The Heat Of The Moment (il compito del na-na-na che profuma di Blur è lasciato alla folla), seguita a ruota da Lock All The Doors e dall’incantevole Riverman.

The Death Of You And Me scatena tarantelle, poi è il momento di You Know We Can’t Go Back. Un titolo che suona ironicamente fuori luogo, visto che subito dopo si sente un familiare giro di accordi che marcia su un inconfondibile tamburello: è il preludio a Champagne Supernova, e c’è da scommettere che chi l’ha vissuta sulla sua pelle nel lontano 1995 avrà fatto molta fatica a trattenere le lacrime.

Dal ’95 si torna ad oggi con Ballad Of The Mighty I. E l’entusiasmo con cui il pubblico accoglie il singolo che sta girando adesso in radio dimostra che Noel è uno dei pochissimi artisti capaci di vivere nel presente nonostante un grande (e ingombrante) passato. Per quanto possano aver amato gli Oasis, i 3.000 del Fabrique sono accorsi perché “The Chief” ha inciso due album bellissimi anche dopo la separazione dal fratello. Chiedere a Liam per sapere come butta se non scrivi più canzoni all’altezza della tua storia.

In uno dei pochi e sintetici attimi di dialogo con il pubblico – Noel decide di dedicare Dream On a un ragazzo in prima fila che compie 23 anni, palesando non poche difficoltà nel pronunciare e ricordare il suo nome, e cavandosela con il suo proverbiale english humor. Ecco The Dying Of The Light The Mexican, che alleggerisce l’atmosfera esattamente come succede nell’album (Noel ha dichiarato espressamente che quel brano non è certo uno dei migliori pezzi che abbia mai scritto, ma svolge una funzione fondamentale nella scaletta di Chasing Yesterday dopo un trittico di pezzi piuttosto profondi e impegnativi).

Dopo AKA…Broken Arrow e Digsy’s Dinner (brano numero nove dell’epocale Definitely Maybe e scelta tutt’altro che scontata), il cerchio si chiude con If I Had A Gun (che aveva in qualche modo aperto il concerto) suonata per intero.

Qualche minuto di pausa e gli High Flying Birds ritornano sul palco: sono brividi quando Noel intona l’immortale Don’t Look Back In Anger, che si rivelerà il passaggio più toccante del live. Senza nulla togliere alla successiva AKA…What A Life e alla conclusiva The Masterplan, il singolo di platino tratto da (What’s The Story) Morning Glory? è una Canzone con la C maiuscola, che rimarrà incastonata nella storia della musica pop e rock per l’eternità. Nonostante Noel la canti da vent’anni (e si vociferi che gli Oasis non abbiano mai finito un concerto senza eseguirla), capisci da come la interpreta che non si stancherà mai di farlo. E meno male, aggiungiamo noi: finché ci sono le canzoni c’è speranza.

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