Gli One Republic si scaldano solo a fine serata. A Milano concerto a due velocità

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Per l’unica data italiana in autunno del Native World Tour gli One Republic scelgono Milano. Tra impianti scenografici d’impatto, la performance è troppo spesso sopra le righe. Ecco la recensione del concerto del 17 novembre 2014. Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 17 novembre 2014. Sono neutrale come la Svizzera quando si tratta degli One Republic. Varco la soglia del Forum e vedo la maratona per accaparrarsi un posto in trincea sotto al palco, ma il palazzetto non è gremito. Il parterre è occupato sino a poco più della metà. Solo l’odore di pop corn e le bandane colorate che colpiscono la vista, riescono a farmi sentire a casa.

Senza grande clamore alle 19.45 i Kongos, la band di supporto, inizia la sua set line. Un mash-up tra le sweety ballad dei canadesi Arkells e il commercial-indie ruvido di ennemila band oltreoceano, mischiato alla versione raggae-rap della beatlesiana Come together. Penso che John Lennon si stia rivoltando nella tomba. Il tempo dell’ultima fisarmonica e il parterre si illumina di nuovo in attesa degli One Republic.

Un gran tendone ricopre lo stage. I fan della band del Colorado sono più pacati del previsto, attendono pazientemente il turno per esultare, anche quando si preme l’interruttore. Le ombre di Ryan Tedder e compagni sono l’unica cosa percepibile mentre Light It Up percuote il forum. Un pubblico impassibile assiste con smartphone alla mano pronto a immortalare il momento nel quale cala il sipario per svelare un palco minimal. Led luminosi che si accendono a intermittenza sino a diventare degli schermi, laser che percorrono il forum, due palchetti luminosi. Solo allora il palazzetto esplode in un applauso. Sono sicuramente le hit song quelle che vengono recepite e cantate meglio. Non stupisce una set line veloce con un totale di 15 brani e tre encore.

Il mio ago della bilancia pende tra un impianto scenografico semplice eppure di grande impatto visivo e i virtuosismi della band del Colorado sul palco. Gli One Republic sembrano voler dimostrare che non sono solo guidati dall’autore di Satellite con i Wanted, ma sono ancora quella band con talento scoperta e lanciata nel 2007 grazie a MySpace. In questo senso forzano sull’acceleratore durante le esibizioni. Ma, come si dice, spesso il troppo stroppia e certi acuti risultano essere delle cadute libere (vedi sul finale di What you wanted). Tedder è più concentrato sui virtuosismi della voce, che ad emozionare e questo inevitabilmente impatta sui battiti regolari del cuore. Una  performance che lascia poco spazio al pathos, ma come diceva Madonna «The Italians do it better», soprattutto quando si tratta di emozioni.

Ryan chiede solo una volta, l’unica nella serata, di cantare Something I Need. Milano non delude le aspettative, mentre il frontman si impossessa della telecamera e vengono trasmesse proiezioni dei vincitori della transenna. Sarò demodé, ma gli One Republic che riconosco sono quelli basic come su Stop and Stare o Apologize al piano, brani tratti da quel Dreaming Out Loud che li ha fatti conoscere e apprezzare. Penso di non essere l’unica ad avere questo fugace pensiero, vista la risposta di voci che esalta la band del Colorado.

Sentire quel It’s too late to apologize al piano e voci – quella di Tedder e la nostra –, mentre il palazzetto è illuminato da smartphone, è un brivido sotto pelle. In formazione orizzontale Ryan e soci cantano Budapest di George Ezra e viene da sorridere nel vedere un gruppo multi-top-charts confrontarsi con un artista emergente e promettente quale l’inglese. Budapest è il pretesto per una line set acustica aperta con Come Home. Finalmente le teste ondeggiano, le coppie accorse si dedicano a calorosi baci e promesse, le voci cantano. Good Life viene dedicata a Milano, con immagini della Galleria e del Duomo, per terminare con la bandiera italiana in primo piano.

Native è uscito da non molto, Can’t Stop e Au Revoir faticano ancora a essere masticate da chi, come me, prova a cantarle. Un’eccezione è Counting Stars. Partono le note e tutti saltano sulla sedia. Il palazzetto diventa una dance hall dove il dj vocale è Ryan con tanto di cappello e tamburello. Finalmente Tedder prende possesso della pedana che arriva fino a metà platea e sembra divertirsi. Sospiro anche io, lo ammetto, e le tensioni si sciolgono. È la volta di Feel Again e Tedder corre nel palazzetto per abbracciare chi è accorso, nel vero senso della parola. Ci siamo appena scaldati ma siamo già alla fine dello show. Dopo I Lived è tempo per gli encore. Gli One Repubblic terminano la partita con un pareggio. Segnano il gol dopo azioni veloci, dimostrando che solo quando ti diverti nel fare ciò che fai, trasmetti quell’ emozione a chi ti sta vicino.

Guarda le foto del concerto degli One Republic a Milano

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