Paolo Nutini all’altezza delle aspettative: Milano celebra un grande artista

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L’attesissimo Paolo Nutini incanta il Mediolanum Forum di Assago e si conferma uno dei migliori cantautori in cicolazione. Ecco la recensione del concerto di Milano del 15 novembre 2014.
Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 15 novembre 2014. Pioggia. Metro allagata. Traffico in tilt. Raggiungere il Mediolanum Forum non è mai stato tanto difficile. Entro nel palazzetto e le prime parole che sento (con un forte accento inglese) sono “sorry per la pioggia, ma no pioggia no arcobaleno”: è lo spirito giusto per iniziare la serata. A pronunciarle il gruppo d’apertura, The Rain Band: mai nome fu più azzeccato in questo uggioso sabato sera milanese. Il Forum si riempie piano piano. Guardandomi attorno mi accorgo che il pubblico è molto variegato – sento accenti che appartengono a zone dell’Italia lontane tra loro – a conferma della grande popolarità raggiunta anche nel nostro Paese da Paolo Nutini. Il live del cantautore scozzese è uno dei più attesi di questa stagione e per lui è una prova non da poco: è infatti la prima volta che, nello Stivale, si esibisce in un luogo così grande. Suona come una sorta di consacrazione: è riuscito a conquistarsi la location per concerti al coperto più importante d’Italia, riuscirà a esserne all’altezza? O forse è il caso di girare la domanda: il Forum sarà all’altezza di uno degli artisti rivelazione di questi ultimi anni?

Nutini fa il suo ingresso alle 21.30 passate da qualche minuto. Dalle grida che si alzano per accoglierlo mi rendo conto che la presenza di pubblico femminile è ben nutrita e si fa sentire. Sul palco è accompagnato da una decina di musicisti. La scenografia è formata dalla band stessa e da un riuscito gioco di luci e proiezioni video. Nulla di più. È la conferma che Nutini sceglie di portare sul palco se stesso e la sua musica. Spettinato, look casual, apre il concerto con Scream (Funk My Life Up), una delle canzoni più riuscite del suo ultimo album Caustic Love, uscito ad aprile. Il disco è stato un successo di pubblico e critica ed è considerato da tutti come l’album della svolta, quello della definitiva maturazione come cantautore e come artista. Durante il concerto (vedi Caustic Love) a farla da padrone sono le sonorità soul, groove, funky – come fosse un omaggio alla Motown. La voce di Nutini è protagonista indiscussa della serata: roca, graffiante, ma sempre potentissima.

L’anima black del cantautore scozzese prende il sopravvento in brani come Let Me Down Easy. Il rock fa capolino in Jenny Don’t Be Hasty, una delle sue canzoni più conosciute, contenute nell’album d’esordio These Streets – pubblicato quando Nutini non aveva ancora vent’anni. In scaletta sembra esserci spazio soprattutto per i pezzi estratti dalla sua ultima fatica discografica, come la bella e straziante Iron Sky. Tanti i momenti trascinanti, nei quali io e qualche nostalgico tra il pubblico decidiamo di sventolare l’accendino, preferendolo al freddo e moderno smartphone. Fino a qui sembrerebbe un Paolo Nutini decisamente all’altezza delle aspettative, ma me ne convinco definitivamente sul finale, con le cover di Time To Pretend degli MGMT e dell’italianissima Guarda che luna di Fred Buscaglione, che il ventisettenne britannico esegue da solo sul palco accompagnato dalla sua chitarra. Il concerto si chiude con la struggente Last Request, seguita da dei lunghi applausi. Avevano ragione i Rain Band: dopo la pioggia c’è sempre l’arcobaleno.

Guarda le foto del concerto di Paolo Nutini a Milano.

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