Onstage
passenger-italia-2015-concerti-tour

Musica per chitarra e voce: il Passenger solista è una (bella) sorpresa

Un concerto particolare, quello di Passenger a Milano. Difficile vedere un artista da solo sul palco in una location di grandi dimensioni. La recensione della serata del 24 ottobre 2014. Foto di Francesco Prandoni

passenger-milano-24-ottobre-2014-recensione

Fabrique, Milano, 24 ottobre 2014. Dopo l’interessante exploit dei canadesi The Once – che aprono le danze con una musica caratterizzata da strumenti folk (chitarra, mandolino e tamburo) e un attitudine armonica moderna legata alla voce eterea della cantante – sale sul palco Mike Rosenberg alias Passanger. Da solo. E, in realtà, ciò che rimane dell’intera band che pubblicò il primo disco nel 2007 è proprio il cantante. Il primo commento ironico a riguardo arriva già dopo il primo pezzo: «Forse c’è qualcuno di voi che si aspettava una band dietro di me ma devo deludervi… ci siamo solo io e la mia chitarra».

Guarda le foto del concerto di Passenger a Milano

Un buon modo per il cantante inglese per ingaggiare in maniera estemporanea il terzo elemento che suonerà durante tutto il suo concerto. Il pubblico è chiamato in causa a ogni brano e, quando non interviene, viene coinvolto con frammenti di cover inseriti all’interno dei pezzi o con l’abile ironia che il cantante inglese ha nell’intrattenere tra un brano e l’altro. Più che tra il pubblico del Fabrique sembra quasi di trovarsi tra le strade di una di quelle città dove il giovane frontman ha suonato per anni – lo stesso Mike racconta di aver suonato per 5 anni nelle strade di Inghilterra, Stati Uniti e Australia. L’atmosfera è quella di un’immensa piazza che è arrivata lì per caso, seguendo le melodie di questo moderno “pifferaio magico” anglosassone.

Lo stile di Rosenberg è caratterizzato da un misto di malinconia e ottimismo evocato dalle note della sua chitarra e dal sorriso con cui canta ogni singola nota. Quando arriva Let Her Go tutto il pubblico canta il singolo da alta classifica, ma questo picco di emotività della platea non è molto superiore al resto del concerto perché ogni canzone include in sé entrambe le suggestioni. Malinconia e ottimismo ritornano in I Hate, Life’s For The Living, Holes e anche le altre canzoni non perdono intensità e lasciano gli spettatori attoniti e affascinati.

Non a caso il pubblico acclama il suo ritorno sul palco per venti minuti abbondanti. Passenger ritorna e chiama con sé sul palco The Once, che spiega di aver conosciuto personalmente in Scozia, con i quali esegue l’unico pezzo in gruppo della serata. Prosegue con ancora due brani, con lo stesso carisma di tutto il concerto, facendo cantare il pubblico e mettendo in risalto i silenzi della sua chitarra. Un uomo, una chitarra e la collettività. Mike Rosenberg sembra aver capito esattamente di cosa l’uomo non potrà mai fare a meno: della musica e di ciò che sopravvivrà di essa.

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI