Peter Gabriel non tradisce le attese: a Torino un altro grande concerto per l’ex Genesis

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Peter Gabriel in concerto al Pala Alpitour: grande entusiasmo a Torino per il Back To The Front Tour. Ecco la recensione dello show del 20 novembre 2014. Foto di Franco Sacconier

Dopo aver portato in Italia nel 2013 il suo Back To Front Tour, Peter Gabriel torna ad incantare il pubblico dello Stivale, questa volta in data doppia. Difficile replicare il sold out di Assago, soprattutto quando il primo dei due show ha luogo nel capiente Pala Alpitour di Torino, eppure la venue è quasi totalmente piena, incluso il parterre che non presenta posti a sedere e poltronissime.

A venticinque anni dalla pubblicazione del caposaldo della sua discografia, quel So che nel 1986 sancì il suo apice in termini di successo commerciale, Peter Gabriel segue il diffusissimo trend della riproduzione integrale e trasforma il suo Back To Front Tour in un giro di boa celebrativo. Come da tradizione viene accompagnato da un manipolo di artisti eccezionali, primo tra tutti il polistrumentista Tony Levin, vera e propria istituzione nel mondo della musica. Alla chitarra ancora David Rhodes, virtuoso e brillante come ai tempi dei primi contatti con il leader della formazione, mentre tastiere e percussioni vedono la conferma di altri due ottimi musicisti:  Manu Katché e David Sancious (già membro della prima E Street Band di Bruce Springsteen e frequente collaboratore di Sting). Se a questo si aggiungono due coriste tanto carine quanto talentuose, si ha in mano una squadra pronta a sfornare un’esibizione stellare. Peccato che fin dalle prime battute del set acustico, il primo di tre segmenti che andranno a comporre la scaletta, la voce di Peter Gabriel riveli tutti gli effetti del tempo. Servono un paio di brani per calibrare i toni ed eplodere in Shock The Monkey, trascinante anche in questa veste.

Conclusa la prima parte della serata si entra nel vivo della carriera con No Self Control, teatrale rappresentazione dei tormenti interiori dell’artista che tenta di sfuggire dagli attacchi delle dinamiche luci di scena, e Solsbury Hill, l’intramontabile brano sovrastato dal clamore della folla. Quel genere di momento nel quale se non stai cantando è perché lì ti ci hanno trascinato o perché essere a un concerto dell’ex frontman dei Genesis è solo uno dei pochi “mi manca” dell’elenco di iconici giganti della musica ancora in attività. Dopo il secondo energico set, si passa al momento più atteso: la tracklist di So suonata per intero e in sequenza. Così si parte da Red Rain, che annienta ogni dubbio (ammesso che ce ne fosse ancora qualcuno) sul valore live di uno show così nostalgico e si passa per Don’t Give Up, con quell’affascinante corista che lascia tutti senza parole. Non è Kate Bush dei tempi che furono, ma la sua interpretazione con quella voce acuta e dolce è una meraviglia. Nessun rimpianto neanche su Mercy Street, che difficilmente nel suo aureo passato ha visto versioni più toccanti ed eclettiche. E dopo In Your Eyes c’è tempo ancora per un encore da due brani, con Biko a chiudere il crescendo, tra cori appassionati e uscite di scena trionfali.

Provate a trovare un altro artista, nato come frontman di una leggendaria band e poi cresciuto da solista, in grado di portare in tour degli show nei quali la sua formazione di origine non solo non sia concettualmente presente, ma neanche sfiori la mente dei presenti. Morrissey, Robert Plant, Mark Knopfler e altri illustri colleghi hanno sempre ceduto ad antiche glorie, soprattutto per non deludere il pubblico. Ma non Peter Gabriel, che non si è mai fatto scudo dei suoi Genesis dei primi anni Settanta. E nessuno ha mai voluto che lo facesse. Così ha costruito una carriera sorretta da colonne portanti che rispondono esclusivamente al proprio nome. Un nome che è sempre più leggenda.

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