Pharrell Williams a Milano, un concerto che resterà nel cuore di chi c’era

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di Silvia Marchetti
Foto di Elena Di Vincenzo

Milano, Assago Summer Arena, 12 luglio 2016. Libertà. Libertà. Libertà. Lo grida con forza e convinzione, Pharrell Williams. Lo fa con le note e le parole della sua Freedom, un invito a sciogliere le catene, a lottare per far valere i propri diritti e quelli altrui. Un vero omaggio alla vita che risuona a Milano, in una serata umida e sotto un cielo che minaccia tempesta. L’artista e produttore americano, in concerto allo Street Music Art, non ha deluso le aspettative dei fan italiani.

L’appuntamento era uno dei più attesi della stagione estiva, di quelli da segnare in rosso sul calendario e che non puoi perdere per alcuna ragione al mondo. Ed ecco il piccolo grande genio creativo fare il suo ingresso sul palco: si presenta alla folla sfoggiando un sorriso carico di serenità e di voglia di divertirsi. Cappellino verde, l’immancabile scarpa sportiva che fa tendenza, T-shirt omaggio agli amati Sonic Youth e pantalone a righe black & white, in perfetto stile carcerato. Insomma, il look è così originale che non puoi non adorarlo, anche se l’ex N.E.R.D. ci ha abituati, negli anni, ad outfit ben più stravaganti e colorati.

Ma veniamo alla musica. Williams si concede al pubblico per circa due ore di grande spettacolo. Inizio un po’ in sordina, con la hit Lose Yourself To Dance cantata senza strafare, con poca convinzione da parte del 43enne di Virginia Beach. Niente paura. La festa, in realtà, deve ancora cominciare. Ci pensano ballerine e coriste ad iniettare energia e ritmo al concerto, provocando, con carezze e sguardi di intesa, un Pharrell davvero compiaciuto. E via, una dopo l’altra, Frontin’, Hunter, Marilyn Monroe, Come Get It Bae e la splendida Brand New, a suonar la carica e a rimescolare il sangue nelle vene. Le gambe cominciano a tremare, la voglia di saltare e di scatenarsi è quasi incontenibile, sul palco come in platea e in tribuna. Anche la scenografia gioca un ruolo fondamentale, dando una pennellata di colore e di calore all’Arena. L’atmosfera è finalmente quella giusta.

«Ogni volta che torno a Milano riuscite a trasmettermi un sacco di energia. Dai, facciamo un po’ di casino!» grida al pubblico che risponde subito con cori e applausi. È tempo di medley: sfoggia Can I Have It Like That, Grindin’, Nothin’, Move That Dope, la bomba Alright, Hot In Here, Just Wanna Love You e non manca nemmeno Pass The Courvoisier, successo del 2001 con Busta Rhymes e Puff Daddy. La scaletta è una vera sorpresa, decisamente diversa da quella proposta durante l’ultimo suo passaggio in Italia. Tante le canzoni ripescate dal passato, così come i pezzi delle produzioni più recenti, tra ritmi r’n’b, funky, hip hop e pop.

E a proposito di passato, ecco fare il loro ingresso sul palco gli amici di sempre, Chad Hugo e Shae Haley, compagni di avventura nei N.E.R.D., per un altro momento da brividi. La Summer Arena canta a memoria le canzoni del gruppo rock, da Anti Metter a Provider, da Bobby James a Brain, fino all’esplosione finale di Rockstar, Lapdance e She Wants To Move, con tanto di ragazzi e ragazze (fortunati) pescati tra il pubblico e invitati a scatenarsi sul palco con il loro beniamino. Pharrell è senza freni, bacia e abbraccia tutti, corre a destra e a sinistra, senza mai fermarsi. Gioca con i tanti presenti, si gode i lunghi applausi dei fan in delirio e ancora affamati di ottima musica.

Dopo una parentesi con coreografie da urlo e le ballerine scatenate (quasi indiavolate) sulle note di Holla Back Girl e Spark The Fire (di Gwen Stefani), è tempo di tornare all’ultimo album GIRL, uscito oltre un anno e mezzo fa. Le più belle ci sono tutte (o quasi): It Girl, Gust Of Wind, ma c’è spazio anche per cover di Snoop Dogg come Drop It Like It’s Hot e Beautiful. Splendida la versione sensuale di Blurred Lines (hit mondiale con Robin Thicke), tutta da ballare quella di Get Lucky, perla portata al successo con gli amici Duft Punk nel 2013. «Stasera è stato veramente magico, Milano!», confessa un emozionato Pharrell Williams, prima di congedarsi.  E, per il gran finale, arrivano Happy, cantata insieme a un gruppetto di bambini, descritti dall’artista come “la speranza, il futuro per costruire un mondo migliore”, e il bis, anzi, il tris a sorpresa di Freedom, interpretato dall’artista americano con gli occhi colmi di lacrime e il pugno rivolto al cielo. Un inno alla libertà e un momento speciale di un concerto incredibile, che resterà tatuato nella memoria e nel cuore di Pharrell e di tutti noi.

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