Pino Daniele, tre concerti in uno all’Arena di Verona per celebrare Nero a metà

pino daniele verona 1 settembre 2014 recensione

Pino Daniele è tornato all’Arena di Verona per celebrare Nero a metà. Grande serata con ospiti speciali. La recensione del concerto del 1 settembre 2014.

Tre concerti in uno. Con l’orchestra, con l’ultima band e con il gruppo di un tempo. Si tratta del resto di una serata celebrativa per festeggiare Nero a metà, uno degli album più rappresentativi di Pino Daniele, che segnò uno spartiacque nella musica italiana. Un disco che coniugava tradizione napoletana, blues e musica nera e cantautorato italiano. E per festeggiare quell’opera (e un po’ anche se stesso) l’artista napoletano ha voluto fare le cose al meglio: location delle grandi occasioni, non uno ma ben cinque colleghi ospiti sul palco e tutti gli amici di una vita ad accompagnarlo, da Gigi De Rienzo a James Senese. Dopo la breve intro orchestrale si parte con Terra mia, «uno dei primi brani che ho scritto». Tutta la prima parte è un best of con tutto il meglio della sua carriera. Già sul secondo pezzo esce Elisa per duettare con grande complicità sulle note di Quando. La prima ora scalda il pubblico dell’Arena di Verona con i classici più amati, che molti cantano dalla prima all’ultima nota.

Pigro è una delle vette della serata, con Pino alla chitarra classica e un arrangiamento con tutta l’orchestra Roma Sinfonietta che dona un’atmosfera eterea e magica a un brano che già di suo trascina i cuori degli spettatori. È poi la volta di Sara non piangere, che il pubblico riconosce immediatamente grazie all’intro di chitarra. Stesso esito per Resta resta cu’ mme, che scatena un applauso tale da far pensare di essere in Piazza del Plebiscito a Napoli e non in un’Arena di Verona fredda in quanto a clima, ma scaldata dalla presenza di 10mila persone. Tocca a una cara amica del cantautore accompagnarlo sulle note di Senza ‘e te: Fiorella Mannoia regala il duetto forse più intenso della serata, merito certo della complicità nata nel tour 2002 che i due avevano fatto insieme anche a Ron e Francesco De Gregori. Ma sono tutte le collaborazioni della serata a funzionare, trasformandosi spesso in vere e proprie jam session voce-strumenti-orchestra. Ed Emma è un’altra grande sorpresa con un Je so pazzo molto graffiata, che se da una parte perde il tono originale, assume una chiave più soul. Chiudono la prima parte di serata Io per lei e Anima, applauditissime dal pubblico.

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È il momento di Nero a metà, che viene suonato integralmente con un ordine di canzoni solo lievemente mutato. Pino chiama gli amici di un tempo Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos). L’ultimo a uscire sul palco è James Senese, al quale è riservato un vero tripudio. Il cantautore napoletano chiama poi Mario Biondi per Sotto ‘o sole, canzone che in realtà chiudeva l’album ma che in questa occasione è perfetta per aprire la celebrazione. Subito dopo tocca a I say i’ sto ccà, talmente perfetta tra la voce di Pino e il sax di Senese che l’Arena si trasforma in uno stadio tributando ovazioni e cori al cantante. Da qui in poi la celebrazione si trasforma in festa e gioia. Esce Francesco Renga per Musica musica, poi è ancora Pino a prendersi la scena per Quanno chiove e Puozze passa’ nu guaio, prima che di nuovo Renga ed Elisa lo accompagnino insieme per Voglio di più. E dopo le delicate Appocundria e Alleria è di nuovo magia con Mannoia su E so’ cuntento ‘e stà’, prima della chiusura con A testa in giù, Nun me scoccià’ con Emma e A me me piace ‘o blues con Mario Biondi. Il pubblico è in delirio e Pino decide di non finire così. Mancano ancora un paio di capolavori.

I bis si aprono sulle note di una Napule è corale cantata con gli ospiti della serata, mentre la chiusura finale è lasciata a Yes I Know My Way, con le due band fuse insieme per dare un senso definitivo alla serata, tra i fasti del passato e un presente che ha ancora molto da dire. Sono passati più di vent’anni da quando ho ascoltato Pino Daniele per la prima volta. È stato il primo artista che ho visto dal vivo. Era un concerto nell’ambito di Umbria Jazz e io mi addormentai dopo poche canzoni sul pratone del festival in mezzo a migliaia di altre persone. Avevo sette anni. Al mio risveglio a fine esibizione mio fratello maggiore mi stava bonariamente insultando perché mi ero perso tutto il meglio. Credo, questa sera, di essermi ripreso quel meglio con gli interessi. Perché comunque fosse realmente andata allora, difficilmente posso immaginare due ore e mezzo di musica più intense di questa celebrazione di Nero a metà all’Arena di Verona. Per chi se lo fosse perso, Pino si ripeterà a dicembre a Bari, Roma, Napoli e Milano.

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