Pixies a Milano, due ore intensissime senza nostalgia

recensione concerto Pixies Milano 4 novembre 2013

Niente pause nè parole di circostanza, ma una scaletta intensissima. La recensione del concerto dei Pixies a Milano.

Alcatraz, Milano, 4 novembre 2013. Puntualissime, alle 21:15 come annunciato, risuonano le prime note di Caribou, pezzo scelto dai Pixies come apertura di questa data milanese, a cui seguiranno due ore intensissime e senza una pausa (o una parola da parte dei quattro). L’unica novità, come sapete, è rappresentata dall’arrivo di Kim Shattuck (Pandoras, Muffs) in formazione al posto della dimissionaria Kim Deal, e non si tratta certamente di una cosa da poco, visto l’apporto fondamentale della bassista nella storia del quartetto di Boston. Esame superato a pieni voti dalla bella Kim, ottima anche a livello vocale, capace di non far rimpiangere l’originale e ormai calata nella parte in maniera credibile. Per il resto, neppure un attimo di nostalgia, nonostante una platea composta per la maggior parte da quarantenni che i Pixies, e capolavori come Surfer Rosa e Doolittle, se li sono vissuti in prima persona. E proprio quei due dischi fondamentali sono quelli più saccheggiati per comporre un repertorio live che non cala neppure un attimo la tensione, modellato con un bel saliscendi tra bordate soniche e ballate suadenti.

Se si esclude qualche concessione al presente, con le belle Bagboy e Andro Queen per esempio, il resto è tutto frutto di quei cinque dischi che hanno cambiato la nostra vita (e qualche chicca, come le cover di In Heaven di David Lynch, colonna sonora di Eraserhead, o Winterlong di Neil Young): impossibile nascondere l’eccitazione durante Crackity Jones, Monkey Gone To Heaven, Bone Machine, I’ve Been Tired, Here Comes Your Man, Velouria, Ed Is Dead, Gouge Away, Debaser, Tame, Broken Face, Motorway To Roswell o Something Against You. E le facce esaltate che si vedono in platea all’Alcatraz non fanno che confermare questa impressione.

Dopo una straziante e bellissima Where Is My Mind?, i quattro musicisti escono come sono entrati, in silenzio, ma anche loro credo facciano fatica a non lasciarsi andare a sorrisi e pacche sulle spalle. Strepitosi, esattamente come negli anni Novanta, come in quella data del tour di Bossanova al Rolling Stone, nel 1990, con cui faccio un confronto tra me e me. Ventitrè anni più tardi, la stessa soddisfazione…

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni