La personalità dei Placebo coinvolge Milano. Concerto che ripercorre tutta la carriera

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Esibizione perfetta dei Placebo all’Alfa Romeo City Sound Milano. La band britannica ha coinvolto il pubblico meneghino con quasi tutti i classici del repertorio. Ecco la recensione del concerto del 22 luglio 2014. Foto di Francesco Prandoni

Ippodromo del Galoppo, Milano, 22 luglio 2014. A dieci mesi dall’uscita di Loud Like Love, i Placebo non vogliono saperne di fermarsi: l’inverno scorso hanno girato l’Europa, in primavera hanno toccato Messico, Sud America e Australia e a Giugno hanno fatto tappa in Russia. Luglio è il mese dei festival, così dopo una manciata di date in Belgio, Francia e Svizzera adesso è il turno dell’Italia; oltre allo show di ieri all’Alfa Romeo City Sound di Milano, si esibiranno anche al Postepay Rock in Roma.

I tre membri ufficiali (Brian Molko, Stefan Olsdal e Steve Forrest) sono accompagnati dal chitarrista Nick Gavrilovic e dai tuttofare Bill Lloyd e Fiona Brice – che all’occorrenza si sgancia dalle tastiere e impugna il violino elettrico. Salgono sul palco quasi puntuali (le 21 sono passate da una decina di minuti) accompagnati dal giro di synth introduttivo di B3, un pezzo pubblicato solo sull’omonimo Ep del 2012. Archiviano immediatamente la questione Battle For The Sun (il penultimo album del 2009) eseguendo For What It’s Worth, poi Molko ringrazia e passa alle presentazioni: «Ciao Milano, siamo i Placebo e veniamo in pace. E questa sera siamo rumorosi come l’amore!». Parte la title-track del loro ultimo lavoro in studio e il leader della band incita il pubblico ad accompagnarlo scandendo in maniera eloquente la parola «Breathe» nel ritornello.

Guarda le foto del concerto dei Placebo a Milano.

I due pezzi successivi accendono i riflettori su Without You I’m Nothing, il primo album inciso per una major: Allergic (To Thoughts Of Mother Earth) e Every You And Every Me riavvolgono il nastro alla fine degli anni ‘90 e a conti fatti si riveleranno i brani più vecchi dell’intero live (il disco di debutto non verrà ripreso). Si passa quindi ai pezzi nuovi, con Scene Of The Crime, A Million Little Pieces e Rob The Bank; prima di suonare Too Many Friends, Brian specifica che «Questa canzone è basata su una storia vera, ma abbiamo dovuto cambiare i nomi per proteggere i colpevoli: sapete chi siete».

La notevole interpretazione di Space Monkey apre la sezione Meds (album del 2006), che continua con One Of A Kind, si interrompe per un istante con Exit Wounds e poi prosegue con il pezzo che dà il titolo al disco e con un singolo enorme come Song To Say Goodbye. L’adrenalina sale ulteriormente con due schegge del calibro di Special K e The Bitter End, brano che metaforicamente annuncia la fine del concerto. Naturalmente fine finta, perché dopo qualche minuto di oscuri reverse la band riattacca con l’altrettanto metaforica Begin The End. Running Up That Hill, Post-Blue e Infra-Red chiudono definitivamente lo spettacolo, fermando il cronometro a 100 minuti e il conto dei pezzi eseguiti a 20 – numeri più che soddisfacenti considerando le medie attuali dei live.

Aldilà di gusti e giudizi soggettivi, il carisma di Brian Molko non si discute: è lui la star, il centro gravitazionale attorno al quale ruota la band, il motivo principale per il quale in una carriera ventennale i Placebo hanno venduto più di dieci milioni di dischi. Dal vivo non sbaglia una virgola. E il supporto di ogni singolo membro del gruppo è stato all’altezza, sia tecnicamente sia a livello di partecipazione emotiva. Qualcuno (chi scrive compreso) avrebbe voluto sentire anche brani che non sono stati presi in considerazione e che avrebbero di sicuro coinvolto la platea (Pure Morning, Slave To The Wage, English Summer Rain, Special Needs, Ashtray Heart), ma proprio il fatto che ci sia stato bisogno di fare delle scelte di scaletta la dice lunga sul valore di una band che può contare su una carriera tanto lunga quanto prolifica e ricca di successi. Anche se non siete dei fan sfegatati, il consiglio è quello di andare a sentire i Placebo almeno una volta nella vita: non ve ne pentirete.

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