Pooh a San Siro, cinque “giovani” che sembrano non essersi mai lasciati

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di Silvia Marchetti
Foto di Francesco Prandoni

San Siro, Milano, 10 giugno 2016. Un concerto dei Pooh è molto più di una semplice performance musicale dal vivo. Assistere ad un loro live significa viaggiare nel tempo, tuffarsi in un mare di ricordi e di emozioni, nuotare nella storia della musica italiana, ma anche fare il pieno di nuove energie. Ieri sera è accaduto proprio questo. Oltre 50mila persone hanno sognato attraverso le più belle canzoni della storica band italiana, con quei cinque eterni ragazzi che, per la prima volta in carriera (che è, purtroppo, anche l’ultima), si ritrovano a suonare insieme in un tour.

Roby, Dodi, Red, Stefano e il fratello ritrovato, Riccardo Fogli. Si abbracciano, si scambiano sorrisi e sguardi complici, stemperano l’emozione scherzando tra di loro. Come amici di vecchia data. Come professionisti che si stimano e si rispettano. Da sempre. Lo stadio Meazza è sold out. Una bolgia pronta ad esplodere di gioia. Reunion – L’ultima notte insieme, si legge sul biglietto. Fa impressione, commuove. Perché, questa volta, i Pooh hanno proprio deciso di sciogliersi, di appendere gli strumenti al chiodo e di non esibirsi mai più insieme. Ultimi concerti, dunque, ultimissime occasioni per godere della loro musica dal vivo.

Ultima notte insieme, dicevamo. E per salutare i propri fan e congedarsi, la band ha deciso di fare le cose in grande, confezionando uno show unico nel suo genere, tra effetti speciali e un palco su due livelli di oltre 600 metri quadrati. Il tour estivo toccherà gli stadi di Milano, Roma e Messina, poi tre volte l’Arena di Verona; in autunno farà tappa nei palazzetti di tutta Italia, fino al gran finale, il 31 dicembre 2016, per l’addio definitivo con un super concerto di Capodanno. Ma torniamo al primo atto, alla serata di San Siro. In scaletta 50 canzoni, pescate da un repertorio di centinaia e centinaia di brani. Si va dalla fine degli anni Sessanta, con Nel buio e Vieni fuori (tratte dall’album Per quelli come noi), alle più recenti L’aquila e il falco (2010) e Domani (2004). Non mancano capolavori come Uomini soli, Dammi solo un minuto e Noi due nel mondo e nell’anima, le più sentite e applaudite della serata. Tra laser colorati, effetti pyro e pirotecnici, pedane rotanti, fuochi e fiamme, i Pooh raccontano mezzo secolo di vita artistica e personale, camminando, abbracciati, su un sentiero di note e di poesia.

Il primo concerto di Milano, quasi tre ore di romanticismo e di energia, conferma (anche se non ce n’è bisogno) quanto questi cinque artisti siano non solo straordinari cantanti e musicisti, ma anche grandi uomini, persone di cuore, appassionate e vere. Gli occhi di Facchinetti e compagni si illuminano brano dopo brano, l’emozione che si legge sui loro volti è così forte e sincera da farli sembrare giovani artisti al loro debutto live assoluto. Ciò che più entusiasma dei Pooh, è il fatto che non si limitano a reinterpretare a memoria una carrellata di vecchi brani, ma donano a ogni canzone un sapore nuovo, grazie ad arrangiamenti pensati ad hoc per l’occasione. Ed ecco che Banda nel vento si veste di abiti sonori più rock, con chitarre e batteria a farla da padrone. L’innesto di Riccardo Fogli, poi, ha decisamente scombinato le carte in tavola, dipingendo i brani della band con pennellate di romanticismo e di raffinatezza. La sua voce si amalgama alla perfezione con quella di Roby, Dodi, Red e Stefano. I cinque sembrano non essersi mai lasciati per un solo istante, tanto da trasformare Piccola Katy, In silenzio, Amici per sempre, Pierre e Stare senza di te, in momenti unici e indimenticabili.

Tra scenografie ipnotiche e coinvolgenti, fredde e futuristiche su brani come Giorni infiniti e Rotolando respirando, più colorate e allegre ad accompagnare brani come Canterò per te e Io sono vivo, i Pooh si divertono come pazzi, senza cedere un secondo alla stanchezza, chi alle prese con un pianoforte al centro del palco, chi con assoli di chitarra ad incantare il pubblico in delirio. Quando il gruppo fa partire la magica Parsifal (omaggiando l’amico e collega scomparso, Valerio Negrini) lo stadio si infiamma. È una vera festa della musica, ma è anche la celebrazione di una amicizia che sembra non conoscere la parola fine.

«Milano, grazie di cuore. Vorremmo che la nostra musica potesse vivere al di là di noi» gridano più volte Roby Facchinetti e Dodi Battaglia. Ma prima dei saluti finali e dei ringraziamenti  ai fan giunti da tutta Italia e a chi ha duramente lavorato per anni con loro, c’è tempo per alcuni brani da cantare tutti insieme: Tanta voglia di lei (versione da pelle d’oca), Chi fermerà la musica (potente ed esaltante), Pensiero (più moderna rispetto all’originale del 1971) e Ancora una canzone, sorpresona della serata, singolo inedito accompagnato da immagini di un cielo stellato, con la luna riflessa in un mare blu. Infinito, come la storia e il talento dei Pooh, come la musica e l’amicizia che li ha fatti incontrare 50 anni fa, ritrovare oggi e che li accompagnerà, nonostante tutto, anche dopo questa ultima, incredibile, notte insieme.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

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