Home Festival a Treviso, i Prodigy dimostrano di avere ancora molto da dire

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di Redazione
Foto di Francesco Prandoni, recensione di Nicola Lucchetta

Home Festival, Treviso, 2 settembre 2016Tra le cose da fare almeno una volta nella vita, per un appassionato di musica o presunto tale, vedere i Prodigy dal vivo è un capitolo praticamente irrinunciabile. Per una semplice ragione: la band inglese, nel giro da ormai più di vent’anni, è una delle macchine live più devastanti in circolazione. Non a caso, i loro mix di punk, rock ed elettronica, raduna nell’area Ex Dogana della periferia di Treviso una folla di fan numerosa ed eterogenea, facendo registrare la maggiore affluenza dei primi tre giorni di Home Festival.

Chi conosce i Prodigy sa che il gruppo crede ciecamente nel materiale più recente della loro discografia. Non è quindi come una sorpresa vedere più di mezza scaletta dedicata a Invaders Must Die e The Day Is My Enemy, gli ultimi due album in studio – capaci di dimostrare quanto il gruppo abbia ancora da dire. Una scelta che ha probabilmente tenuto conto del fatto che, pur essendo l’ultimo disco uscito più di un anno fa, quella di Treviso è una delle poche tappe italiane del loro tour mondiale.

La scelta di dare maggiore spazio al Terzo Millennio, escludendo il disco Always Outnumbered, Never Outgunned (che fa parte della discografia ufficiale ma è sempre poco valorizzato in sede live) e brani di seconda fascia ma spesso suonati in passato come Diesel Power, ha permesso al pubblico di sentire dal vivo dei veri e propri bombe del calibro di Rok-Weiler e il singolo Nasty. Inoltre, i brani estratti da Invaders Must Die (la title track, Omen, Run With the Wolves e Take Me to the Hospital) a distanza di pochi anni hanno già l’aria di veri e propri classici, che possono essere tranquillamente messi a fianco di evergreen del dancefloor come Breathe e Firestarter.

Accompagnati dai turnisti Rob Holliday e Leo Crabtree, rispettivamente alla chitarra e alla batteria, il nucleo storico dei Prodigy propone a Treviso un concerto breve ma dall’intensità elevata. I due cantanti/ballerini (Keith Flint e Maxim Reality) e Liam Howlett, il factotum musicale del combo, portano avanti la bandiera della cultura rave che s’impose a cavallo tra Anni Ottanta e Anni Novanta. In anni dove la musica elettronica ha elevato a livello di rockstar dj del calibro di David Guetta e Martin Garrix (con il secondo che sarà headliner ad Home Festival questa sera), è impossibile non ammirare questi ragazzi della provincia inglese che, pur avendo superato da molto i quarant’anni, godono ancora di una forma fisica notevole e una di una carica da far invidia ai ventenni.

Ma non di soli Prodigy ha vissuto la seconda/terza giornata di Home Festival. Ad aprire le danze al Clipper Stage ci sono stati Il Teatro Degli Orrori, uno dei gruppi più attesi dell’intero festival ancora in tour per promuovere l’ultima omonima fatica, assoluta protagonista della scaletta affiancata da pochissime hit dagli altri lavori, come la conclusiva Compagna Teresa. Forti di suoni di altissima qualità e di un Pierpaolo Capovilla sugli scudi, il gruppo è stato anche fischiato da un piccolo gruppo di persone, prontamente criticato dal frontman tra gli applausi degli altri presenti durante il concerto e alla fine, a microfoni spenti.

Grandissimo concerto anche quello di Alborosie, qui accompagnato da The Shengen Clan per promuovere l’ultimo disco Freedom And Fyah. L’ex frontman dei Reggae National Tickets, da molti anni residente in Giamaica e protagonista di una grande carriera solista, ha speso elogi nei confronti di Home Festival, cogliendo l’occasione per lanciare una frecciatina alla politica italiana che preferisce il cemento al verde e che, non molti anni fa, ha costretto gli organizzatori del maggiore festival reggae europeo (Rototom Sunsplash) a trasferirsi da Osoppo, Friuli, a Benicassim, Spagna.

Nei palchi minori invece esplode l’eterogeneità musicale che caratterizza Home Festival: sui vari stage si sono infatti alternati Dub FX (beatmaker australiano che ha sfoderato un italiano perfetto, qui accompagnato da due musicisti), Rumatera (punk rock band veneta che, anche in quest’occasione, ha radunato numerosi fan nel Circus Stage) i Wardogs e il duo Modestep e Pendulum, entrambi a Treviso in veste di dj set.

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