Queens Of The Stone Age a Milano, una botta di vita rock’n’roll

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I Queens Of The Stone Age sono tornati in concerto a Milano dopo una lunga assenza. Sono infatti passati ben sei anni dall’ultima volta e Josh Homme e compagni avevano intenzione di farsi perdonare con un mega concerto. Missione compiuta? Leggi la recensione della serata.

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 3 novembre 2013. Un altro grande concerto per chiudere una settimana veramente intensa, che ha visto esibirsi in pochi giorni, nel palazzetto alle porte della City, Nickelback, 30 Seconds To Mars e questa sera i Queens Of The Stone Age. Pubblico delle grandi occasioni, diecimila e forse più presenti per un evento che ha sicuramente convinto fan di nuova e vecchia data. La scaletta ha ovviamente dato spazio all’ultimo …Like Clockwork, ma i classiconi non sono mancati, anche se chiaramente una Monsters In The Parasol al posto di uno dei nuovi brani l’avremmo gradita eccome.

C’è da dire che scegliendo di suonare così tanti pezzi dell’album uscito a giugno di quest’anno, i QOTSA hanno permesso al pubblico di apprezzarne la qualità reale, dato che canzoni come la titletrack, My God Is The Sun e I Sat By The Ocean guadagnano eccome dal vivo. L’apertura con Keep Your Eyes Peeled inganna, la marea è pronta ad alzarsi e quando la doppietta You Think I Ain’t Worth a Dollar, But I Feel Like a Millionaire / No One Knows cala sul Forum, il tetto di Assago salta in aria. Sia per l’entusiasmo incontenibile del pubblico, sia per i volumi sono altissimi. E benché il suono sia parecchio impastato, godiamo comunque: il rock’n’roll di Josh e compagni ci garba così, diretto, grezzo e spesso sferragliante. Diventando afoni col sorriso sulle labbra, ci accorgiamo di come i Queens questa sera siano in gran spolvero. Homme gigioneggia con i fans, evento non certo usuale, e ringrazia spesso la folla per la totale partecipazione. Troy Van Leeuwen si conferma strumentista coi fiocchi e la new entry alla batteria Jon Theodore (ex Mars Volta) conferisce al tutto un impatto frontale devastante.

Nel finale i volumi sono talmente alti che Homme deve iniziare tre volte The Vampyre Of Time And Memory al piano a causa di problemi di sound, prima di lasciare che i presenti si massacrino con gioia – anche sugli spalti – con le conclusive Feel Good Hit Of The Summer e la terremotante A Song For The Dead. Con un buonissimo impianto luci alle spalle e una produzione che ha avuto nel megaschermo verticale il suo pezzo forte, i Queens Of The Stone Age portano a casa un concerto coi fiocchi, poco meno di due ore di energia assoluta e una piacevolissima, necessaria, botta di vita.

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