Notizie

Biagio Antonacci, la recensione del concerto di Milano

Recensione Biagio Antonacci Milano Mediolanum Forum, Assago (Milano), 9 ottobre 2012. Il concerto parte subito in quarta mostrando quel tiro rock che Biagio Antonacci ha più volte dichiarato, con un treno che passa da Se Fosse per sempre, Dimenticarti è poco, Insieme finire, Così presto no, Qui. Non sono una sua fan ma conosco le canzoni più famose, ne ho sempre apprezzato i testi e ho sempre pensato che vederlo dal vivo avrebbe facilmente fatto presa sul mio lato più emotivo. Ma non è così, qualcosa non mi torna. Faccio mente locale, perché in realtà gli ingredienti sembrano esserci tutti. I pezzi del nuovo disco Sapessi dire no mi sono piaciuti e tutti quelli in scaletta hanno brio, che di certo è un buon presupposto. La scenografia è praticamente inesistente, solo una lunghissima passerella che, partendo dal palco, si insinua per (quasi) tutta la lunghezza del parterre – voluta da Biagio per stare il più possibile a contatto con il pubblico (guarda le foto del concerto). In alcune occasioni si arriva a un eccesso di spettacolarizzazione e questa scelta dovrebbe premiare. I fan ci sono, eccome: la serata è sold out e basta una minima scintilla per scatenare l’entusiasmo, tutto come da copione in questi casi. Sarà forse l’emozione? Va bene che è tornato dopo tanto tempo nella sua Milano, ma ha già fatto tante date già in primavera ed è strano che, con la sua esperienza, subisca così tanto questa serata.

Quindi? Non resta che lui. E’ scatenato, salta e si dimena ma la voce c’è, sempre perfetta, spinge insomma. Manca quel non-so-che che ti fa “sentire” l’artista quando lo guardi dal vivo, che ti accende un entusiasmo che non può arrivare a più di tanto quando lo ascolti e basta. E’ come se nonostante tutto mancasse il contatto e io, da storica detrattrice dei megaschermi, arrivo a pensare che vederlo più da vicino e seguirne le espressioni del volto sui videowall forse fa effettivamente la differenza. Magari è proprio una semplice questione di abitudine. Però uffa, ridatemi Biagio Antonacci, quello vero, quello che mi aspettavo. Detto fatto. Basta che sparisca un attimo per far ritorno, chitarra a tracolla, con la sua mitica e immancabile camicia bianca e un paio di jeans (e sneakers, niente piedi nudi questa volta) al posto di giacca, pantaloni e scarpe stringate che il concerto cambia. Seduto in mezzo ai fan, esegue in acustico Quanto tempo e ancora e Se è vero che ci sei e da quel momento è tutto una escalation (leggi la scaletta del tour). Sarà che si è liberato dell’ingombrante asta del microfono che fino a poco prima si era trascinato dietro ed è più sciolto nei movimenti, sarà che la nuova mise gli dà dei super poteri come il mantello di Superman, ma finalmente Biagio c’è e fa toccare con mano la sua presenza.

A parte il suo noto sex appeal mirabilmente esaltato ai miei occhi dal nuovo look, non sono solo io, si vede proprio che si sente più a suo agio. Anche gli artisti di strada che intervengono ogni tanto, e che all’inizio erano sembrati troppo a margine, sono nello spettacolo e contribuiscono con piglio circense alla grande festa. Antonacci è inarrestabile, gioca con le canzoni, le stravolge, si diverte facendo cantare il pubblico, inneggia più di una volta alla libertà, sconfinando nella critica della classe dirigente e invitando tutti ad andare a votare alle prossime elezioni per dare volti nuovi alla politica italiana. Il rush finale parte con Liberatemi e va avanti con Pazzo di lei, Se io se lei, Convivendo e la finale Ti dedico tutto, cantata addirittura a luci accese, quasi come se non volesse far terminare la serata, accompagnando fino all’ultimo istante il pubblico, più che può, fino all’uscita. Si dice che l’abito non faccia il monaco. Non ne sono più così convinta.

Commenti

Commenti

Condivisioni