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Recensione Billy Idol Padova Hydrogen Festival 7 luglio 2012

Billy è in gran serata per il concerto a Piazzola sul Brenta all’Hydrogen Festival, lo si capisce subito: giubbotto nero in pelle con tanto di borchie sulle spalle, al collo catenina con sgargiante pendente d’argento. Ha anche delle belle bretelle, bianche luccicanti. Stampato in faccia il suo solito grugno da bello e dannato.

Recensione Billy Idol Padova Hydrogen Festival 7 luglio 2012Piazzola sul Brenta (Padova), Hydrogen Festival , 7 luglio 2012. “Are you ready? ARE YOU READY?” ripete più forte Billy Idol ai 6.000 presenti. E allora, “LET’S GO!”. Parte così il concertone del “ragazzo biondo del rock”, unica tappa italiana del tour europeo. Billy è in gran serata, lo si capisce subito. Indossa un giubbotto nero in pelle con tanto di borchie sulle spalle, attorno al collo una catenina con uno sgargiante pendente d’argento. Ha anche delle bretelle, bianche luccicanti, che però indossa a modo suo: lasciandole penzolare sui fianchi. Stampato in faccia il suo solito grugno da bello e dannato (guarda le foto). Alla chitarra c’è il compagno di sempre Steve Stevens, un mostro di bravura: con lo strumento fa quel che vuole e non sbaglia una nota manco se l’ammazzi. Nemmeno quando, con l’immancabile sigaretta appiccicata alla bocca, si mette la chitarra dietro la testa e come un vero contorsionista continua a suonare come se fosse la cosa più naturale di questo pianeta. Alla batteria c’è il super tatuato Colson, che a giudicare dall’abbigliamento sembra arrivare direttamente da un campo dell’NBA. Sherinian è alle tastiere, Mc Grath al basso e Morrison alla seconda chitarra.

Billy è generoso, firma le mani dei fan, lancia fresbee autografati, fogli con dediche, bottigliette d’acqua. Sembra un concerto intimo tra amici – “I can feel you, I love you!” si lascia scappare ad un certo punto. Le due ore passano che non te ne accorgi e così le hit che hanno fatto la storia della musica pop/rock degli anni Ottanta: Dancing, Shadows, Flash, Sweet 16 (per citarne solo alcune) scorrono via tra il delirio del pubblico. Si balla. I molti assolo di chitarra di Steve – lo ripeto: un fenomeno – sono godimento allo stato puro.

Tra i fan, molti stranieri giunti in Italia per l’occasione, che è davvero ghiotta, visto che il rocker inglese di live ne fa davvero pochi. Un concerto vero e proprio dalle nostre parti non lo regalava da ben 22 anni, se escludiamo la sua presenza all’Heineken Jammin’ Festival del 2005 e il set di supporto ai Bon Jovi nel 1993. Il palco dell’Hydrogen Festival è davvero grande e aiuta la riuscita delle show: a differenza dell’anno scorso, ha finalmente due bei maxischermi laterali di ottima qualità – nel 2011 se ne sentiva la mancanza (penso al concerto di Jamiroquai).

William sfoggia ancora un fisico pazzesco, nonostante la non più giovane età (è del ’55, ma non lo diresti), e lo mette in bella mostra in più occasioni: quando si alza la maglietta per mostrare gli addominali (tartaruga niente male) oppure quando inscena un cambio d’abito onstage. Alla fine improvvisa persino uno striptease che lo lascia vestito solo dalla cintola in giù: d’altronde il petto nudo è uno dei suoi cavalli di battaglia da sempre. Il pubblico è sempre più caldo e va letteralmente in estasi per un Eyes Without A Face, a dir poco sublime. Siamo alla fine, Billy ha corso come un pazzo su e giù per il palco senza sosta ed ora è stremato. “You are not tired, I’m quiet tired” dice, ma tiene botta e ci regala altri due bis per una serata indimenticabile, White Wedding e Mony Mony. Spero solo di non doverlo attendere altri vent’anni.

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