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Recensione concerto Alanis Morissette Milano Ippodromo 18 luglio 2012

Milano, Ippodromo del Galoppo, 18 luglio 2012. Inizia sulle note di I Remain (soundtrack del film Prince Of Persia) il secondo concerto di Alanis Morissette in Italia, ottima occasione per gustarsi dal vivo canzoni che hanno marchiato a fuoco la storia recente del pop-rock e di assaggiare alcuni brani del nuovo disco (Havoc And Bright Lights).

Recensione Alanis Morissette Milano 2012Milano, Ippodromo del Galoppo, 18 luglio 2012. Inizia sulle magiche note di I Remain (colonna sonora del film Prince Of Persia – Le Sabbie Del Tempo) la seconda data italiana del 2012 di Alanis Morissette (leggi  la scaletta del concerto): un’ottima occasione per gustarsi dal vivo canzoni che hanno marchiato a fuoco la storia recente del pop-rock e di assaggiare alcuni brani del nuovo disco (Havoc And Bright Lights) in uscita a fine agosto. La canadese rimane nascosta dietro le quinte per l’introduzione, irrompendo con Woman Down, pezzo ancora inedito; si muove saltellando senza sosta da un lato all’altro del palco, e se non fosse così scafata si potrebbe addirittura pensare che sia un modo per vincere l’emozione. Nel corso del concerto farà ascoltare altri tre brani del suo imminente nuovo album: la toccante Havoc (un lento in cui piano e voce la fanno da padroni), la potente Numb e l’ottimo singolo Guardian, dove il suo talento nel modellare i chiaroscuro vocali si mostra in tutto il suo splendore.

Alanis non è di moltissime parole: ringrazia parecchio, confessa di non sentirsi straniera in Italia («Perché voi siete passionali tanto quanto lo sono io») e presenta i membri della band uno alla volta, tra un pezzo e l’altro. La scaletta saccheggia il suo terzo e più popolare disco (Jagged Little Pill), mentre ignora completamente gli ultimi due lavori (So-Called Chaos e Flavors Of Entanglement): di singoli forti come Everything e Underneath nemmeno l’ombra. Struggente l’interpretazione dell’inaspettata Flinch, inclusa nel troppo trascurato Under Rug Swept, l’album dove la maturità prende il sopravvento sulla rabbia (ovvero dove Alanis invece di ricoprire i suoi ex di insulti impara a ignorarli con una calma epica). Dallo stesso disco la canadese suona anche 21 Things I Want In A Lover e Hands Clean, mentre per ascoltare qualcosa tratto da Supposed Former Infatuation Junkie bisogna aspettare il secondo e ultimo bis, quando dedica Thank U al pubblico. A proposito: il pubblico diventa protagonista di una grande prestazione con Ironic, urlando a squarciagola il ritornello di fronte a una Morissette sempre sorridente per tutta l’ora e mezza scarsa di concerto.

L’esibizione è stata di sicuro in crescendo – sia dal punto di vista puramente tecnico che da quello emotivo – culminando in una doppietta (il primo bis) da brividi: una versione al rallentatore di Hand In My Pocket e una Uninvited da applausi. Alanis è in forma, e lo si capisce da come non si risparmia tra salti, vocalizzi e la sua inseparabile armonica. C’è un solo motivo di insoddisfazione: la durata del concerto, troppo breve per rendere giustizia a un’artista che ha scritto un numero impressionante di pezzi validi in più di vent’anni di carriera.

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