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Recensione concerto Alice Cooper Milano Ippodromo 30 luglio 2012

Milano, Ippodromo del Galoppo, 30 luglio 2012. Si è conclusa stasera City Sound. Un grande personaggio del rock ha avuto l’onore e l’onere di chiudere i battenti di questa edizione 2012: Alice Cooper.

Milano, Ippodromo del Galoppo, 30 luglio 2012. Si è conclusa stasera City Sound, la rassegna nata dalle ceneri del Milano Jazzin’ Festival, trasferitasi dall’Arena civica all’Ippodromo del galoppo dopo i problemi con l’appalto per l’organizzazione.
Un grande personaggio del rock ha avuto l’onore e l’onere di chiudere i battenti di questa edizione 2012: Alice Cooper. Con ventisei album di studio, quarantasei singoli e otto live album pubblicati nel corso dei suoi 64 anni di vita, il rocker ha tutti i numeri (e forse qualcuno di troppo) per vantare un successo che non lo ha abbandonato in tutta la sua quarantennale carriera. Per capire come siano andate le cose stasera è bene partire dalla fine, quando, al momento dei saluti, il cantante si è presentato: «E nella parte di Alice Cooper… Io!». Questa dichiarazione rende l’idea di come il concerto sia stato uno spettacolo, a tratti teatrale, in cui il carrozzone metal di Alice non si è fatto mancare nulla, ghigliottina e bambole gonfiabili comprese.
Il pubblico presente all’ippodromo, diviso dalle t-shirt (Mötley Crüe, Kiss, Slayer, Anthrax…) ma unito da un’unica grande passione per il rock, ha salutato il cantante, sul palco pochi minuti dopo le 21.30, e si è scatenato da subito con Brutal Planet e, soprattutto, con I’m Eighteen, cantata da tutti i presenti.
Con una voce che poco del suo smalto ha perso nel corso degli anni, Alice si è messo parecchie volte nei panni del direttore d’orchestra, guidando con la sua spada l’ottima band, in cui spiccano la giovane chitarrista Orianthi e il bassista Chuck Garric.
Nel corso della serata non sono mancate le scenette tipiche degli show del rocker: dalla celebre ghigliottina con la quale è stato decapitato, al gigante che ha occupato il palco, all’asta con la quale Alice ha ammazzato un paparazzo invadente, fino alla bambola gonfiabile con cui ha ballato sulle note di Only Women Bleed; una serie di trovate (a volte al limite del kitsch) che hanno incuriosito e divertito il pubblico.
Musicalmente i momenti di maggiore intensità sono arrivati con Hey Stoopid, Caffein, Poison e con gli altri classici del cantante, ma anche la nuova I’ll Bite Your Face Off (estratta dall’ultimo Welcome 2 My Nightmare) è stata accolta molto bene.
Il climax del concerto è stato raggiunto nel finale, quando la band ha proposto School’s Out, in coda della quale ha attaccato una strofa di Another Brick In The Wall dei Pink Floyd, cantata da tutto l’ippodromo. Dopo una breve pausa Alice è tornato sul palco sventolando una bandiera italiana per il finale, affidato a Elected, seguita dai ringraziamenti e dal commiato del gruppo. Un’ora e mezza di spettacolo, pochissime parole spese tra un pezzo e l’altro, Alice Cooper ha dato prova di come, a sessantaquattro anni, si possa ancora presentare un buono show metal.

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