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Il concerto degli Alt-J a Roma? Peccato per il peggior pubblico della storia

Recensione concerto Alt-J Roma 30 novembre 2012Roma, Circolo degli Artisti, 29 novembre 2012. Gli Alt-J – che in realtà dovrebbero essere chiamati “delta” (Alt-J è il comando da digitare sui computer Mac per ottenere la lettera greca delta) oppure semplicemente non essere chiamati, come Prince negli Anni ’90 o come gli impronunciabili !!! (chk chk chk) – sono quattro giovani ragazzi di Leeds conosciutisi all’università e con un solo disco all’attivo, An Awesome Wave, uscito per la Infectiuos, una piccola etichetta di Londra. Un gran bel disco, uno che non passa inosservato anzi, ti fa bloccare e alzare il volume e chiede di essere ascoltato e riascoltato.

Grazie a questo piccolo gioiello l’attenzione intorno a loro è cresciuta tantissimo in poco tempo, e dopo l’YpsigRock e l’A Perfect Day Festival (leggi la recensione), sono tornati in Italia per tre date, toccando anche Roma e andando sold-out al Circolo degli Artisti. Sono andato a vederli con il giusto grado di aspettativa di chi può finalmente veder suonare dal vivo dei brani ai quali si è affezionato, e magari scoprire che la band rende molto meglio sul palco o che invece no, è meglio il disco.

Avrei potuto appurare a quali delle due categorie appartenessero gli Alt-J, ma fra me e il concerto si è frapposto l’inopinabile. Una menzione speciale va fatta al peggior pubblico della storia dei pubblici di tutti i concerti. Dalla prima all’ultima nota dell’esibizione, urla, cori da stadio insensati prima dopo e durante i pezzi, bestemmie (?), chiacchiere ad alto volume. È giovedì, quindi non c’è il pubblico random del sabato sera; sei uscito appositamente di casa sotto la pioggia per andare ad urlare a un concerto di cui hai comprato (pagando, s’intende) il biglietto in anticipo, perché all’ultimo non saresti riuscito ad entrare, essendo sold-out. Quindi c’è anche premeditazione. Perché?

Va da sé che le delicate atmosfere vocali, le architetture sottili dei brani, gli arpeggi, le dinamiche vuoto/pieno, i momenti estatici che preparano le aperture ritmiche siano stati completamente devastati da una platea sorprendentemente violenta. Sono stato tanto piacevolmente sorpreso dal fatto che in moltissimi cantassero le loro canzoni parola per parola, quanto scioccato dalla frangia Ultras dei fan degli Alt-J.

Com’è stato il concerto? Fortunato chi è riuscito a sentirlo. Loro bravi, rilassati, hanno anche dilatato un paio di brani concedendosi di variare le strutture per il gusto di suonare (guarda le foto). In un paio di episodi hanno anche tradito la loro acerbità, ma insomma, tutto più che comprensibile, parliamo sempre di un gruppo agli esordi. Carina anche l’idea di invitare un ensemble vocale di Roma (il Notevolmente) ad armonizzare su Interlude 1, insomma, probabilmente sarebbe stato un bel concerto. Per ora sono obbligato a dire: era meglio il disco. Ma non per colpa degli Alt-J.

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