Concerti

Recensione concerto Antonello Venditti Arena di Verona 9 luglio 2012

Grande spettacolo, grandi ospiti, grande orchestra, ma il protagonista indiscusso e assoluto all’Arena di Verona è sempre e solo lui, Antonello Venditti. Impossibile rubargli la scena.

Recensione concerto Antonello Venditti Arena di Verona 9 luglio 2012Arena di Verona, 9 luglio. «Abbiamo fatto fatica ad essere puntuali»esordisce Antonello Venditti alle 21.30 spaccate. «Sapete, qui fanno le cose serie: l’Aida, non le cazzate che facciamo noi, e hanno dovuto smontare le scenografie che rimonteranno appena terminiamo». Il primo pensiero di Antonello va quindi ai ragazzi che hanno perso la vita montando i palchi, li vuole ricordare per primi perché hanno perso la vita sul lavoro, «per noi». Un dedica speciale poi a Lucio Dalla anche lui nato sotto il segno dei pesci: «Sono orgoglioso e fiero di aver vissuto un pezzo della mia vita insieme a lui».

Antonello sale sul palco vestito da…Venditti! Col suo solito look di quarant’anni fa: capello lungo dietro le orecchie e gli inseparabili Ray Ban scuri sopra il naso (guarda le foto). Ma la sua forza è proprio la tradizione. Come le sue canzoni: datate ma «vintage» (come le chiama lui) sempre attuali, senza tempo (guarda la scaletta). Ad accompagnarlo una nutrita band: Derek J. Wilson (batteria), Alessandro Canini (percussioni, batteria e chitarra), Fabio Pignatelli (basso), Alessandro Centofanti (piano e organo), Danilo Cherni (tastiere), Benedetto «Toti» Panzanelli (chitarra), Maurizio Perfetto (chitarra), Amedeo Bianchi (sax), Sandy Chambers e Julia St. Louis (cori). La scenografia è maestosa con addirittura un palco su due livelli: una parte superiore più statica con le due batterie e le tastiere, e una parte inferiore più dinamica che agevola le entrate e uscite del cantautore romano e delle sue ospiti, oltre che la presenza di coriste e chitarristi.

La vera novità di questa tappa speciale però sta sotto il palco, dove troviamo l’orchestra diretta da Marco Sabiu, conduttore che ha all’attivo molti Festival di Sanremo. E’ una vera primizia per Venditti, che in tanti anni di carriera non ha mai avuto il piacere di confrontarsi con qualcuno che lo dirigesse. Per la verità i ruoli sembrano invertiti, con Antonello che amichevolmente apostrofa Sabiu perché non si fa trovare pronto all’attacco di Ci vorrebbe un amico («Maestro, se non parti subito la faccio da solo») oppure gli intima di salutare il pubblico («Ti volti, disgraziato?»). Venditti è davvero molto divertente e anche autoironico, gioca con le canzoni: per Sara fa un’entrata alla Guzzanti con il pianoforte («Tranquilli sono sempre io, non è il mio imitatore»), mentre con Giulio Cesare modifica le parole del testo sostituendo «Paolo Rossi» con «Francesco Totti» e «i Mondiali del 2006» invece che «dell’86».

Questa dell’Arena è una tappa del tour Unica con un sottotitolo speciale: Io, l’orchestra, le donne e l’amore.  L’orchestra è una presenza costante, discreta, mai invadente, ma assolutamente determinante: fa la differenza. Come nel finale di Sotto il segno dei pesci (da fuochi d’artificio!) oppure nell’intro di violini di Roma Capoccia, che la rendono ancora più armoniosa e dolcissima, da pelle d’oca. Ma la serata, battezzata per l’occasione “esclusiva ed evento unico” come da cartellone, ha in serbo altre sorprese. Sul finale compare in scena Annalisa, vincitrice del Premio della Critica della scorsa edizione di Amici, per un duetto di Amici mai (ma guarda un po’… ) e Ogni Volta. Poi, con Alta Marea, è il turno di Chiara Civello, che ha sostituito all’ultimo minuto Noemi.

Il gran finale vede Antonello in mezzo alle due ragazze per un inedito trio di Benvenuti in paradiso e In questo mondo di ladri, ma i bis li tiene per sé e così resta da solo per E allora canta e Ricordati di me. Grande spettacolo, grandi ospiti, grande orchestra, ma il protagonista indiscusso e assoluto è sempre e solo lui, Antonello. Impossibile rubargli la scena.

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