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Baustelle in concerto a Milano, standing ovation per Bianconi e soci

I Baustelle si sono esibiti ieri sera al Teatro Arcimboldi di Milano: era una delle date-anteprima del vero e proprio tour che comincerà a marzo. Ecco la recensione del bellissimo show del gruppo toscano.

Recensione concerto Baustelle Milano 2013Milano, Teatro Arcimboldi, 25 febbraio 2013. Devo confessare che l’idea di una serata a teatro in compagnia dei Baustelle mi stuzzicava parecchio. Un po’ perché anche prima dell’uscita di Fantasma ho sempre pensato che la loro musica fosse in qualche modo trasversale: che alla base di tutto ci sia il rock è pacifico, ma quando i tre di Montepulciano hanno sperimentato con archi e altre influenze classiche sono sempre uscite cose interessanti. E poi possono contare su un dono prezioso: la capacità di scrivere canzoni cinematiche – prerogativa dimostrata dalla superba colonna sonora di Giulia non esce la sera. Fantasma rappresenta quindi la chiusura del cerchio: un progetto ambizioso che ha contribuito a consolidare il pensiero che i Baustelle siano una band che trascende l’ordinario e che ama osare fino in fondo. Mi ritrovo dunque a seguire uno spettacolo non comune nell’azzeccatissima cornice del Teatro Degli Arcimboldi di Milano. Accanto a Francesco Bianconi, Rachele Bastrenghi e Claudio Brasini ci sono quindi un quintetto di musicisti (che forniscono supporto con tastiere, bassi, chitarre e percussioni) e l’Ensemble Symphonic Orchestra (composta da 48 elementi) diretta dal maestro Enrico Gabrielli . Questa sera il pogo è bandito (guarda le foto).

Le circostanze impongono una parola d’ordine: compostezza. E quindi anche il classico ritardo sull’inizio del concerto è ridotto ai minimi termini: vengono concessi 15 miseri minuti ai ritardatari cronici, poi si alza il sipario e partono i titoli di testa di Fantasma. Il primo tempo è composto da 7 pezzi tratti dall’ultimo disco, e non si può certo definire leggero; sia ritmicamente che a livello di testi e temi trattati, il primo atto non è pensato per chi i concerti li intende come luogo di ballo sfrenato e canti a squarciagola. Anche se faccio fatica a pensare a un testo frivolo o privo di significato nella ormai importante discografia dei Baustelle, gli argomenti presi in considerazione nei brani iniziali incarnano in maniera eloquente il lato più oscuro, impegnato e complesso della band (leggi la scaletta qui). Spiccano sentimenti forti come solitudine e malinconia, ma a farla da padrone è soprattutto un ostentato pessimismo nei confronti dei tempi moderni (“Perché tutto quel che hai prima o poi lo perderai”, “Io credo nel peggio che deve arrivare”, “Piove sugli orizzonti sfocati / Sui nostri tempi deviati”) che sfocia in un barlume di speranza contaminata (“E vieni a vivere con me / Un mondo atroce vieni qua / A sopportarne la follia”, “E la vita che verrà / Ci ri-sorprenderà / Ma saremo noi a essere più stanchi”). Musicalmente parlando si respira aria di fiaba nell’arrangiamento di Il finale e di Diorama, mentre vengono a galla influenze Morriconiane in L’orizzonte degli eventi e Il futuro; magia pura, da pelle d’oca. Nell’amalgama sonoro svettano gli splendidi interventi della voce di Rachele, che funge da contrappunto ideale al tono spesso grave di un ispiratissimo Bianconi; semplicemente perfette le chiusure delle strofe di Il futuro, da brividi gli appoggi vocali in Nessuno, ottima la sua interpretazione di Radioattività. Quando non canta, Francesco – seduto su uno sgabello – volta le spalle al pubblico e rivolge tutta la sua attenzione verso l’orchestra, assaporando l’incanto fino all’ultima nota.

E’ solo dopo i primi 35 intensissimi minuti che Bianconi utilizza il microfono per darci il benvenuto: “Buonasera. Ora comincia la seconda parte, molto meno ansiogena, anche per noi. Qui tutta la nostra maleducazione da ragazzi di campagna quali siamo si paleserà.”. I fiati e l’andamento a mo’ di marcia di Cristina alleggeriscono improvvisamente l’aria e danno il via al deciso cambio di direzione, sottolineato anche dall’apparizione di una vera e propria parte di batteria (fino a quell’istante praticamente inutilizzata) nella successiva Contà l’inverni. Seguono Monumentale, il singolo La Morte (Non Esiste Più), La Natura e Maya, a rendere più digeribile lo spettacolo: ovvio che non si stia parlando esattamente di pezzi da chitarra e falò sulla spiaggia, ma considerando le massicce dosi di filosofia esibite nel primo atto siamo decisamente su un pianeta più morbido. Arriva anche il momento di rispolverare qualche pezzo del passato: ecco una versione sussurrata di L’aeroplano (da Amen) e Il Corvo Joe (da La Malavita), accolte con grande entusiasmo e intervallate da quella che Bianconi definisce “La canzone più bella e atroce mai scritta sul tempo” (Col tempo, del cantautore e poeta Italo-Francese Leo Ferrè). Viene riproposta anche la sempre toccante Alfredo (il brano che canta della disavventura del bimbo che cadde nel pozzo, evento che portò la morte nelle case degli Italiani attraverso la tv che seguì in diretta le operazioni di soccorso rivelatesi alla fine inutili), poi L’estinzione della razza umana e i Titoli di coda di Fantasma – conditi da una sobria presentazione  dei musicisti – sanciscono la fine del secondo tempo. Gli applausi non si fermano nemmeno per un secondo, e il bis non tarda ad arrivare: sfilano una versione unplugged di Charlie fa Surf, la sempreverde La guerra è finita e un’indovinata Andarsene così.

E dire che mi aspettavo L’indaco. E anche La vita va, L’ultima notte felice del mondo o Perché una ragazza d’oggi può uccidersi. Ma la verità è che i Baustelle avrebbero potuto proporre versioni orchestrali di moltissimi dei loro brani senza sfigurare, anzi, aggiungendo un po’ di magia alla loro bravura. Standing ovation obbligatoria.

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