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Beach House in concerto a Milano: intelligenza, bravura e la giusta passione

Ieri sera, i Beach House di Victoria Legrand e Alex Scally si sono esibiti ai Magazzini Generali di Milano. Ecco la recensione del concerto.

Recensione concerto Beach House Milano 2013

Milano, Magazzini Generali, 11 marzo 2013. Il concetto di musica indie è sempre stato qualcosa di astratto e cangiante. Il tempo lo ha reso ancora più instabile e poco definito. Sul finire degli anni 90, Internet ha dato il colpo di grazia a un termine che ora diventa difficile utilizzare senza incorrere in dibattiti (spesso superflui). Non si contano gli esempi di band definite indie che con il pezzo giusto sono finite nel mainstream, o di gruppi inizialmente liberi da vincoli che in seguito – vuoi per convenienza, vuoi per convinzione – si sono adattati alle leggi del mercato, rinunciando così alla vera indipendenza (per quello che può valere).

Ma la bella notizia è che tutto questo oggi non è importante. Rischiando (poco, a dire il vero) di essere smentito da qui a qualche anno, mi sento di affermare che i Beach House sono nati indie e tali rimarranno, probabilmente per sempre. Il che non è né un bene né un male; il fatto che difficilmente il mondo si accorgerà in maniera convinta di Victoria Legrand e Alex Scally non influisce minimamente sul valore di un duo che scrive ottima musica, punto.

I miei dubbi in realtà vertevano sulla buona resa dell’ottima musica dei Beach House dal vivo. Mi giravano un po’ di domande in testa. Saranno in grado di coinvolgere il pubblico senza snaturare la dolcezza dei loro brani (geneticamente più adatti a una serata a lume di candela piuttosto che a un club)? Non si rischierà di assistere a un concerto “piatto”? Ci sarà da addormentarsi nel bel mezzo del live? Perché – pur essendo un accanito sostenitore del loro sound – devo ammettere che la quasi totalità del loro catalogo è composta da vere e proprie ninne nanne (splendide).

E così, dopo la curiosissima apertura ad opera di Marques Toliver (che registra live delle parti di violino che poi vengono messe a loop e formano l’arrangiamento sul quale canta e suona) arriva il momento della verità. Victoria e Alex salgono sul palco dei Magazzini Generali (a proposito, il locale è pieno), ma non sono soli: con loro c’è un batterista. A chitarra e basso (a pedale) ci pensa Scally, mentre la Legrand si piazza dietro a microfono e tastiera. Alle loro spalle una coreografia composta da semplici tende e giochi di (contro) luce basilari crea la giusta atmosfera, scarna ma efficace.

Si parte con Wild e Troublemaker, perché questo è il tour di Bloom, la loro ultima fatica. Il suono è curato alla perfezione: si sprofonda nei riverberi, ma ogni nota esce pulita e frizzante. E la grossa sorpresa è che l’impatto della batteria rende i pezzi molto più “grossi” (concedetemi il termine) senza privarli della loro intimità. I miei dubbi sono già in fuga, e la voce di Victoria migliora di brano in brano; sfilano Norway, Other People, Lazuli e Gila, intervallati da un timido “Come va? Bene?” sussurrato alla folla (uno dei rarissimi momenti in cui la band comunica a parole con il pubblico, forse perché non ne ha bisogno). Si tocca il cielo con l’impeccabile interpretazione di Silver Soul e Zebra (da Teen Dream del 2010), con in mezzo le distorsioni velate (molto gradite) di The Hours. Verrebbe naturale pensare a un calo fisiologico, a una nota sbagliata, a un momento meno convincente: nulla da fare. Wishes, Take Care, Myth e 10 Mile Stereo sono eseguite alla perfezione – e giuro che ho visto qualcuno ballare, cosa che mai e poi mai mi sarei aspettato a un concerto dei Beach House.

Non si fa in tempo a considerare la possibilità di un appiattimento, perché Alex e Victoria azzeccano tempi e durata dello show; al ritorno dai camerini propongono un paio di pezzi, chiudendo sulla coda infinita di Irene un live gestito con intelligenza, bravura e la giusta dose di passione.

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