Home

Recensione concerto Ben Harper Vigevano 18 luglio 2012

Vigevano, Castello Sforzesco, 18 luglio 2012. È difficile capire cosa stia capitando a Ben Harper. Davvero. Forse non si è ancora ripreso dopo il divorzio dalla moglie Laura Dern, forse qualcos’altro ha urtato la sua sensibilità e scalfito le sue certezze in questi ultimi tempi. Non lo so.

Recensione Ben Harper Vigevano 2012Vigevano, Castello Sforzesco, 18 luglio 2012. È difficile capire cosa stia capitando a Ben Harper. Davvero. Forse non si è ancora ripreso dopo il divorzio dalla moglie Laura Dern, forse qualcos’altro ha urtato la sua sensibilità e scalfito le sue certezze in questi ultimi tempi. Non lo so. Ma quello che ho visto ieri sera è il fratello scarso del grandioso artista e intrattenitore che ho conosciuto (non personalmente, anche se l’ho incontrato l’anno scorso per una bellissima, quella sì, chiacchierata) nella seconda metà degli anni Novanta e ho avuto modo di ammirare fino a poco tempo fa. Dov’è finito quell’altro? Lo rivoglio. Rivoglio il Ben Harper che anche da seduto scuoteva platee enormi e – in un concerto di qualche anno fa a Milano – cantava senza microfono facendosi sentire perfettamente da 12.000 persone. Sul palco del Castello Sforzesco, un luogo magico che resusciterebbe anche i morti, c’era un artista intristito e mai davvero coinvolto, a dispetto di un pubblico che pendeva dalle sue labbra.

Alle 22.10, in ritardo di dieci minuti sull’orario previsto (un segnale anche questo), Mr Harper si presenta sul palco. Il cortile del Castello di Vigevano è pieno come mai era capitato in questa edizione di Dieci Giorni Suonati. Cappello di paglia da novello Tom Sawyer in testa, camicia a quadri, jeans: è quello che tutti si aspettano da lui, l’immagine perfetta del bravo ragazzo afroamericano (guarda le foto del concerto). Si comincia forte con i singoli Don’t Give Up On Me Now e la super hit Diamonds On The Inside (leggi la scaletta del concerto). Il pubblico sembra felice, lui no. Strano, solitamente è il ritratto della gioia fin dalla prima nota. Basterebbe un niente per far scattare la magia – un acuto di voce, una frase in italiano abbozzato, un pezzo vecchio e amato, qualcosa insomma – e invece arriva Spilling Faith, che sarà stata scritta con un mito come Ringo Starr, ma è davvero mediocre, come del resto gran parte dell’ultimo Give Till It’s Gone. E la coda strumentale peggiora le cose.

Per lanciarsi in Number With No Names, Ben tira fuori la slide (elettrica) e si siede. Potrebbe essere questa la scintilla. Ma il brano scorre via senza sussulti, prima che il californiano resti da solo sul palco per un momento d’improvvisazione (con l’affascinante slide Weissenborn) che dura quasi venti minuti. È un pezzo di musica tanto bello quanto triste, e non può venire che dalle viscere di un artista turbato. Sarebbe un meraviglioso momento di musica, se non fosse che il concerto non è ancora decollato. E così alla fine la noia prevale. È ancora da solo Mr Harper quando gli portano una chitarra acustica che non funziona come dovrebbe. Risolti i problemi, ecco Another Lonely Day e Waiting On An Angel. Ballatone, aspettate e amate dal pubblico, ma l’interpretazione ancora una volta è così così. La band rientra per paio di pezzi ma la sostanza non cambia. Permettetemi un appunto anche sul gruppo: batterista escluso, sembrano dei ragionieri capitati lì per caso. Ma gli Innocent Criminals che fine hanno fatto?

I due momenti migliori dello show arrivano nei bis. Better Way sembra rapire Ben Harper almeno quanto il pubblico, così come Glory And Consequence, in cui l’artista americano trova il tempo di rendere omaggio ai suoi grandi amici Pearl Jam intonando un paio di passaggi di Jeremy. Si chiude con Better Than I Deserve, pezzo che ha scritto a Verona e dedica al pubblico italiano, “the best crowd in the whole world” (quante volte l’abbiamo sentita?). Non me ne voglia, il caro Ben, ma la canzone è davvero simbolica. Il pubblico di Vigevano è stato meglio di quanto l’artista meritasse. Continuerò a stimare Ben Harper in eterno – e a volergli bene, fosse anche solo per la sua grande umanità. Ma non posso fare a meno di chiedermi quando e se rivedrò sul palco l’artista che ho ammirato in passato.

Twitter: @DanieleSalomone

Commenti

Commenti

Condivisioni