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Impressioni del concerto di Milano: i BRMC possono ottenere di più live

Recensione concerto Black Rebel Motorcycle Club Milano 18 marzo 2013Milano, Magazzini Generali, 18 marzo 2013. Location sold out per i Black Rebel Motorcycle Club, formazione di San Francisco che mancava da molti anni nel nostro Paese ed era grandemente attesa dal pubblico italiano. Certo la location non era enorme, ma il colpo d’occhio della venue ricolma di persone in ogni angolo era comunque notevole, tanto più che si trattava per la stragrande maggioranza di ragazzi entusiasti per lo show. Già, perché il power trio californiano non si è risparmiato per l’intera durata del concerto – quasi due ore – e ha sfoderato una prestazione degna di esser ricordata da tutti i presenti.

A dire il vero Peter Hayes, Robert Levon Been e Leah Shapiro non hanno mostrato una grandissima interazione con i fan, limitandosi a poche ed essenziali battute e preferendo concentrarsi esclusivamente sui pezzi; oltre a questo, si sono mostrati abbastanza statici sulle assi del palco, eppure… eppure nel loro caso queste ‘mancanze’ non hanno affatto compromesso la resa live, anzi la capacità dei Nostri di riversare la foga interamente sugli strumenti ha fatto sì che ogni singolo brano fosse sviscerato in tutte le sue possibilità, tanto che alcune canzoni dell’ultimo disco Specter At The Feast sono risultate molto più convincenti in questa sede piuttosto che sullo stereo di casa.

L’album è uscito da pochi giorni e ovviamente i BRMC hanno infarcito la scaletta di numerosissime tracce estratte dallo stesso, a partire dalla quaterna iniziale, composta nell’ordine da Fire Walker, Let The Day Begin (in realtà una cover dei The Call), Rival e Hate The Taste, prima di passare a Beat The Devil’s Tattoo e alla terremotante Whatever Happened To My Rock ‘n’ Roll (Punk Song), quest’ultima risalente addirittura al debutto B.R.M.C. pubblicato nel 2001.

L’impressione iniziale, confermata dal resto dell’esibizione, è che la band potrebbe ottenere di più se si lasciasse dominare più profondamente dai demoni del garage rock, della psichedelia più selvatica e dei suoni vintage, perché è proprio quando svalvolano e si pongono a metà strada fra Rolling Stones e The Brian Jonestown Massacre che i Black Rebel Motorcycle Club danno il loro meglio. Un ulteriore indizio di questa attitudine viene, poco più in là, dall’esecuzione di Conscience Killer, una fucilata in pieno volto satura di elettricità riottosa a frequenze altissime, che dal vivo mostra persino dei punti di contatto, fatte le debite proporzioni, con la leggendaria T.V. Eye degli Stooges. Succede, invece, che quando il gruppo si mette a cincischiare un po’ troppo con lo shoegaze o con atmosfere che vorrebbero far pensare ai Velvet Underground, si perde un po’ della carica hard che in altri episodi viene riversata a piene mani: Returning e Lullaby funzionano poco sia su cd sia dal vivo. Allora molto meglio rispolverare gli antichi sapori folk e blues di Howl, con la divertente Ain’t No Easy Way e la delicata title – track, eseguita da Robert Levon Been in solitaria, armato esclusivamente di voce e chitarra acustica.

Accantonate queste lievissime pecche (ma forse, più che altro, si tratta di gusti), è comunque d’obbligo ribadire l’ottimo livello dello show dei BRMC che, seppur oggi privi dell’hype che li elevò a fenomeno dell’alternative rock nei primi anni del Terzo Millennio, dimostrano la loro consistenza musicale e l’impegno nell’essere il più professionali possibile.

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