Concerti Home

Recensione concerto Blink-182 Milano Mediolanum Forum 3 luglio 2012

Milano, Mediolanum Forum, 3 luglio 2012. Con un anno di ritardo (le date del 2011 a Milano e Lucca erano state rinviate), i Blink-182 tornano a calcare un palco italiano dopo aver superato screzi, cambi di label e incidenti aerei.

Recensione concerto Blink-182 Milano 3 luglio 2012Milano, Mediolanum Forum, 3 luglio 2012. Con un anno di ritardo (le date del 2011 a Milano e Lucca erano state rinviate per consentire l’uscita di Neighborhoods), i Blink-182 tornano a calcare un palco italiano dopo aver superato screzi, cambi di label e incidenti aerei. I sentimenti e le aspettative si scontrano: saranno cambiati? Saranno maturati oppure semplicemente invecchiati? Si tratta di una reunion sincera e convinta? L’album del 2011 ha spinto verso un cauto ottimismo, ma la prova dal vivo è decisiva (guarda le fotoleggi la scaletta).

Si parte con Feeling This, e si respira aria di riscaldamento almeno per due terzi della band; mentre Travis Barker è impeccabile dal primo colpo di rullante fino al crash finale, Tom DeLonge e Mark Hoppus palesano un chiaro problema d’intonazione, reso ancora più evidente dalle doppie stonature nei cori. Fa niente. O meglio, fa punk. La prima parte dell’esibizione corre veloce tra hit del passato (What’s My Age Again, The Rock Show) e del presente (Up All Night), per poi rilassarsi leggermente con Down e I Miss You (entrambe tratte dal disco pre-scioglimento). E proprio su I Miss You si percepisce in maniera concreta e assoluta il clamoroso gap tecnico tra sua maestà Travis e i due poveri Tom e Mark alle prese con chitarra, basso e (purtroppo) microfoni: proprio quando il ritmo più lento dovrebbe concentrare l’attenzione sugli altri membri della band, Barker si mette in evidenza ancora di più, giocando con raddoppi di tempo e improvvisazioni energiche e genuine.

Come se tutto ciò non bastasse, il compito di comunicare (in maniera piuttosto scarsa) con il pubblico viene affidato a Hoppus, che sfodera battute poco ispirate e ripete per una dozzina di volte “buongiorno, buonasera, scusi”. In questo contesto l’apporto di DeLonge si limita ad un rutto a tempo inserito in Always. La scaletta prosegue con una manciata di brani del nuovo album (Wishing Well, After Midnight, Heart’s All Gone) alternati a successi d’inizio millennio (First Date, Man Overboard), ma il copione non cambia: batteria sugli scudi e voci che lasciano a desiderare. E’ con la doppietta Ghost On The Dancefloor / All The Small Things che si raggiungono i momenti più alti del concerto, rispettivamente per pathos e per coinvolgimento degli spettatori. Subito dopo ecco una citazione delle Spice Girls, a ricordarci che i Blink-182 sono bravissimi a prendere per i fondelli le popstar, anche se morte e sepolte (e anche se forse non ce n’è nemmeno bisogno).

Pausa-birra, e poi entra in scena lui: il salvatore della patria. Luci puntate su Travis Barker, che si esibisce in un assolo di batteria che fonde ritmi hip-hop e rock strappando applausi. C’è ancora spazio per tre o quattro brani (tra i quali la storica Dammit), e poi è tempo di lasciare il Forum e incamminarsi verso casa con una domanda che pulsa insistentemente nella testa: ma non si poteva mettere un microfono anche a quel talento di Travis Barker?

Commenti

Commenti

Condivisioni