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Recensione concerto Calexico Milano 13 novembre 2012

Recensione concerto Calexico Milano 13 novembre 2012Milano, Alcatraz, 13 novembre 2012. E’ un gradito ritorno quello della premiata ditta Burns/Convertino, frizzante coppia di raffinati musicisti che da decenni guidano l’armata Calexico, dopo le leggendarie apparizioni con i granitici Giant Sand. Mancavano da qualche anno nella loro amata Milano, dove il ricordo di una perfomance con i fiocchi nel rimpianto Rolling Stone, è ancora nell’aria, in una sensazionale serata densa di emozioni e atmosfere d’altri tempi. Freschi del nuovo Algiers, ultimo capitolo discografico, conturbante e riflessivo, il duo di Tucson sbarca in Italia con la consueta classe e maestria, contornato da musicisti eclettici e poliedrici che ravvivano egregiamente la scena. L’Alcatraz è diviso a metà, consentendo di contenere maggiormente raccolti i numerosi fan presenti e rendendo il freddo locale più accogliente ed accomodante, pronto per una serata di ascolto e divertimento (guarda le foto).

La scaletta è un viaggio romantico fra sonorità acustiche e desertiche, che spaziano contaminate nelle atmosfere dell’America Latina, tinteggiate da trombe mariachi,  tempi cadenzati e sfumature jazz. Molti i pezzi dell’ ultimo lavoro che prendono corpo e anima nella versione live. Sensuale la fisarmonica lieve su Para, nobile l’esecuzione di Fortune Tellers, una delle canzoni più riuscite di tutta la loro discografia. Il coinvolgimento fisico e positivo di Burns, ottimo anche alla voce, dà i tempi al concerto e pian piano la folla si anima, ritmando con le mani ad ogni cenno. Ma il vero protagonista della serata è il bravissimo John Convertino  alla batteria, letteralmente osannato dal pubblico, con la sua statuaria sagoma da nerd invecchiato, la sua improponibile camicia a scacchi rossi e neri allacciata fino al collo e la goffa e simpaticissima mimica facciale. Le song più apprezzate sono ovviamente quelle dove il groove del bravo drummer aumenta incalzante e le ambientazioni tex mex, marchio di fabbrica della band, si fanno più intense e contagianti: cito fra tutte la sensuale interpretazione di Inspiracion e la corale Guero Canelo che contiene anche un piccolo omaggio al Manu Chao di Desaparecido.

Ottimo anche l’apporto di tutta gli “additional musician”, che ispirano e partecipano alla fiesta con un vorticoso scambio di strumenti di ogni tipo, fra xilofono, maracas e slide guitar. Non manca il pensiero e la dedica al caro amico Vinicio Capossela, compagno di incursioni  musicali e strampalate comparsate, con un’ inaspettata e giocosa versione di For Your Love degli Yardbirds. Chiude l’ottimo show una toccante The Vanishing Mind, ascoltata dal pubblico in rispettoso silenzio e seguita da una meritata ovazione finale. Un concerto intenso, una band sincera, un pizzico di sensibile magia positiva nel sorriso amichevole dei musicisti a fine show:  sinceramente non chiedevamo altro.

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