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Recensione concerto Coldplay Torino Stadio Olimpico 24 maggio 2012

Torino, Stadio Olimipico, 24 maggio 2012. Prima che i Coldplay salgano sul megapalco per il concerto dell’anno, sono già due le sorprese per il pubblico.

Recensione-concerto-Coldplay-Torino-Stadio-Olimpico-24-maggio-2012Torino, Stadio Olimipico, 24 maggio 2012. Prima che i Coldplay salgano sul megapalco allestito dentro l’ex Comunale per il concerto annunciato come l’evento musicale dell’anno, sono già due le sorprese per il pubblico. La prima è l’ottima performance di Marina and The Diamonds, capace di coinvolgere la gente come raramente i cosiddetti opening act riescono a fare. Brava Marina, bellissima voce. La seconda, mai visto niente di simile, riguarda i messaggi lanciati sui maxischermi circolari allestiti dietro il palco: «Per cortesia, mettetevi il braccialetto, fa parte dello spettacolo. Durante il concerto si accenderà automaticamente». Dunque quell’aggeggio che ogni singolo spettatore ha ricevuto entrando allo Stadio è un elemento coreografico e funziona da solo. Chi c’era ha una precisa di idea del risultato, chi si è perso il concerto immagini l’effetto di 30mila luci colorate fluo – non ricordo esattamente di quanti colori fossero, ma almeno due di sicuro – che si muovono come lucciole impazzite aggrappate ai polsi della gente, innescate in modo automatico durante lo show da chissà quale marchingegno.

Sono circa le 21.40 quando, sul tappeto sonoro di Star Wars prima e Mylo Xyloto poi, i Coldplay entrano in scena. Vestiti come li abbiamo visti l’anno scorso all’Heineken Jammin’ Festival e pure da Fiorello in autunno, attaccano con Hurts Like Heaven, In My Place e Major Minus. I 35mila dell’Olimpico sono investiti da un’orda di decibel – per chi viene da Milano ed è abituato ai volumi di San Siro, come il sottoscritto, è una liberazione ascoltare un concerto con il volume giusto – ma soprattutto da una serie di effetti speciali: oltre ai citati braccialetti fluo autoilluminanti (il colpo d’occhio è davvero spettacolare) ammiriamo un tripudio di fuochi d’artificio e coriandoli (clicca qui per guardare le foto del concerto). Sembra Capodanno a Rio de Janeiro. Non saranno le uniche sorprese della serata – ancora fuochi, ancora coriandoli, poi palloni d’aria e altro  – e ripensando al tour di Viva la vida, è chiaro che la cifra stilistica dei Coldplay dal vivo è questa, per lo meno nell’attuale fase della loro carriera.

La scaletta è praticamente la stessa che suonano ogni sera da quando è partito il tour, compresa la chiusura affidata a Clocks, Fix You e Every Teardrop Is A Waterfall. Se non sbaglio l’unico brano inaspettato è Speed Of Sound, che Chris Martin e soci propongono in versione semi-acustica durante un breve set sul piccolissimo palco allestito dalla parte opposta del parterre rispetto alla struttura principale. A proposito di Chris Martin: sono ammirato dalla lucidità, anche vocale, che ha mostrato durante tutto lo show nonostante lo sforzo fisico massacrante a cui si è sottoposto. Oltre a cantare e suonare (chitarra e piano), ha macinato chilometri come un forsennato coprendo da solo tutto lo spazio che offrono le pedane del palco. Sarebbe forse ingeneroso definire il concerto come un one-man-show, ma certo il contributo alla causa del biondo marito di Gwyneth Paltrow è davvero fenomenale. Più di una volta si accascia stremato, ma basta un attimo per rivederlo saltellare entusiasta come un bimbo il giorno di Natale. Unico neo, quella chitarra distrutta sul palco a metà show. Un gesto che non gli appartiene.

Ad affascinarmi della musica dei Coldplay è sempre stata l’intimità delle loro canzoni, la capacità di stabilire una connessione emotiva che ad ogni singolo ascoltatore/spettatore sembra esclusiva e personale, nonostante il tutto (dal vivo) esploda in un tripudio collettivo. Non c’è dubbio che nel tempo siano state aggiunte diverse “sovrastrutture” – album iperprodotti e megashow negli stadi -, ma quella cosa lì è ancora perfettamente riconoscibile. Del concerto di Torino, in questo senso, sono esemplari brani rock come Yellow e ballate come The Scientist e Warning Sign, e pure pezzi dell’ultimo album (vedi Up In Flames, Us Against The World e la stessa Charlie Brown). Vorrei tanto che i Coldplay riuscissero a mantenere intatta la loro essenza anche in futuro, quando sia in studio che dal vivo dovranno affrontare nuove sfide e pressioni sempre più grandi. Vedremo. Per il momento, restano la miglior band che il mondo della musica popular sia in grado di offrirci.

Twitter: @DanieleSalomone


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