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Non è solo un altro teen-idol: Conor Maynard in concerto a Milano

Recensione Concerto Conor Maynard 19 aprile 2013Milano, Magazzini Generali, 19 aprile 2013. Ognuno ha il pubblico che si merita. Questa massima del buon senso comune nel caso di Conor Maynard sembra scricchiolare. Ieri sera il locale era stipato di teenagers in adorazione, molte delle quali hanno passato l’intera giornata accampate davanti al locale. Questo tipo di pubblico, insieme alla giovane età, hanno fatto sì che il musicista inglese fosse affiancato a colleghi come One Direction o, soprattutto, Justin Bieber.

Il concerto di ieri, però, era molto diverso da quello che ci si può aspettare da un teen idol. La scenografia essenziale metteva al centro di tutto la band, chitarra-batteria-basso con aggiunta occasionale di synth e di qualche base, ottimi musicisti che suonavano forti e compatti; niente coreografie, solo qualche passo spontaneo di danza accennato dal giovane Conor, in maniera molto naturale ed efficace. Gli intermezzi tra un pezzo e l’altro sono diventati occasione per “flirtare” con i fan solo raramente: una foto al pubblico, un ritornello cantato coralmente, ma più spesso il frontman preferiva rimanere zitto e lasciarli vuoti (anche un po’ troppo). Il risultato è stato uno show con la musica in primo piano, Maynard ha cantato con evidente passione ed energia ad una folla di Mayniacs (questo il nome che si sono dati i suoi fan) completamente rapiti e devoti, molti dei quali hanno tenuto telefoni e macchine fotografiche accese sopra la testa per quasi tutto il concerto. Conor si esalta, canta (bene), si scatena e suda, e non c’è nessun cambio d’abito ad aspettarlo. Si paga la giovane età, non tanto per le doti vocali, comunque ben gestite, quanto per il repertorio: il concerto è durato appena un’ora, compreso un medley in acustico un po’ piacione in cui ha ripreso Use Smebody dei Kings Of Lion, Diamonds di Rhianna e Don’t You Worry Child degli Swedish House Mafia. Brani che, anche se ben eseguiti, non hanno potuto far a meno di evocare l’effetto karaoke. Ma le sue canzoni, specie i singoli Turn Around, Vegas Girl e il finalone Can’t Say No, suonate dal vivo e cantate con evidente entusiasmo hanno mostrato tutta la loro efficacia pop e anche una certa cura dei suoni, riempiendo di urla i Magazzini più di quanto potessero contenerne.

Piuttosto che con Bieber il paragone da fare è con un altro Justin, uno che di cognome fa Timbarlake, consolidata stella r’n’b mondiale. Adesso si è reinventato elegante showman un po’ retrò, ma nel suo periodo post N’SYNC, quando si stava ancora costruendo un’identità, ricorda molto il giovane Conor. Magari questo confronto è più ingombrante di quello con i suoi coetani teen idol, ma il ragazzo sembra avere stoffa e faccia tosta per reggerlo nel migliore dei modi. Lasciamogli pure, per ora, il suo pubblico adolescente.

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