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Cranberries a Milano, la recensione del concerto

Recensione concerto Cranberries MilanoAssago (Milano), Mediolanum Forum, 29 ottobre 2012. Devo ammettere che il mio cervello ha faticato non poco a collegare le parole The Cranberries, 2012 e Forum. Per come vedo io la band irlandese – che ho sempre amato – mi pareva un azzardo. Avrei sicuramente fatto meno fatica ad accettare un più cauto The Cranberries, 2012 e Alcatraz. In fondo i quattro non si sentono da un bel po’ di tempo, e il loro ultimo Roses non ha suscitato reazioni di unanime consenso (tutt’altro). E poi c’è la crisi, no? Ma facciamola breve: mi sbagliavo. Perché se questa sera il Forum non è pieno, poco ci manca. Nel costatare che gli irlandesi non sono stati affatto dimenticati nonostante i quasi dieci anni di assenza, la curiosità inevitabilmente sale; cerco allora di inquadrare il prototipo di un loro fan moderno, proprio mentre una puntualissima Dolores O’Riordan, che sfoggia un vestitino luccicante argenteo (guarda le foto), intona Just My Imagination (da Bury The Hatchet, 1999).

Mi guardo intorno e prendo atto, questa volta senza un minimo di stupore, del fatto che la maggior parte del pubblico è composto da ultratrentenni – me incluso – che il numero di telefonini adibiti alla ripresa dell’evento è esiguo (ai nostri tempi non era fondamentale tornare a casa dopo un concerto e condividerlo su facebook, anche perché la tecnologia non ce lo consentiva) e che si respira un’aria di tranquillità talmente marcata che sembra quasi di essere a teatro, non a un concerto rock. La band ci mette del suo: l’unico membro del gruppo che si muove sul palco è la bella cantante, mentre gli altri non azzardano un passo – ad eccezione del chitarrista Noel Hogan, che accenna qualche movimento sui brani un minimo più tirati.

La mia attenzione viene attirata dalle note di uno dei miei pezzi preferiti, Linger (leggi la scaletta del concerto); ma il gelo cala sul Forum quando il ritornello – che secondo le intenzioni di Dolores doveva essere cantato dal pubblico – si trasforma in un momento piuttosto imbarazzante, visto che la partecipazione è minima. Non so cosa possa passare nella testa di un cantante quando viene preso in contropiede come in questo caso; quello che conta è che Dolores non fa una piega, continua ad incitare i suoi amici (ci chiama così) e punta il microfono verso la folla per altre due volte in altrettanti ritornelli, ottenendo comunque un risultato molto blando. Come se niente fosse, acchiappa la chitarra e interpreta come lei sa Free To Decide, Ordinary Day, Dreaming My Dreams e un altro paio di brani, quasi a volere ripartire dall’inizio. Don’t give up, Dolores: la perseveranza paga. Ecco che sulle terzine della successiva Desperate finalmente l’atmosfera si scalda: mani che battono il tempo, incitazioni e applausi. Reazioni forti anche su I Can’t Be With You, poi il ritmo torna morbido con Conduct, ma si capisce che l’esibizione ha svoltato dal livello di calore del pubblico: ora si che siamo a un concerto rock.

Sfilano nell’ordine l’ottima Fire & Soul, Not Sorry, Show Me The Way e Ridicolous Thoughts, poi si vola: gli stenti mostrati dalla platea in Linger vengono completamente cancellati da cori convinti a squarciagola su due hit del calibro di Salvation e Zombie. I mitici cinque colpi finali di rullante di quest’ultima mandano i Cranberries negli spogliatoi; quando rientrano, Dolores sfoggia un abito da sera rosso e dà il meglio di sé padroneggiando l’emozionante No Need To Argue. Dopo Promises arriva anche il momento dei saluti definitivi con la conclusiva Dreams, fiore all’occhiello della formazione originaria di Limerick.

Io, i Cranberries non li avevo dimenticati, e tutto sommato questa sera si sono comportati bene; ma la verità è che ci vuole un disco molto più solido di Roses perché ritornino ad occupare un posto nell’Olimpo del pop-rock, altrimenti il rischio è che tra vent’anni noi inguaribili nostalgici ci ritroveremo ancora al Forum ad aspettare impazienti il bis per ascoltare il meglio della loro carriera.

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