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Concerto dei Criminal Jokers a Roma, recensione di un trionfo

recensione concerto criminal jokers romaRoma, Circolo degli Artisti, 4 ottobre 2012. Nelle pieghe iniziali delle storie di alcune band ci sono occasioni che più di altre sembrano poter sancire la nascita di qualcosa. Ma non è facile riconoscerle: già, perché per due volte che la imbrocchi ce ne sono dieci in cui l’unico risultato che ottieni è uno sbilanciamento a vuoto, e a forza di cadere sulle costole delle proprie aspettative alla lunga si diventa più prudenti. Però il racconto di quello che è stato un umido giovedì 4 ottobre me lo consente, uno di questi sbilanciamenti: ieri sera dal Circolo degli Artisti è passata la prima data del tour col quale i Criminal Jokers introducono il proprio esordio in lingua madre, Bestie. Lo dico subito: al netto degli aggiustamenti più o meno rilevanti e fisiologici all’avvio di un tour, il loro è stato un esordio da definire poco meno che trionfale.

Preceduti dall’onesta comparsata del garage sbrindellato e positivo dei Testaintasca e dal breve – e tutt’altro che memorabile – set acustico di uno svogliato Umberto Palazzo in vena di intimismi, deserto e sesso a tre, questi pischelli pisani (belli da fare invidia e tanto sanguigni e foschi da sembrare usciti da un quadro di Caravaggio) salgono sul palco e letteralmente lo infiammano proponendo una versione smilza ma fisicissima, incisiva e fedele quanto basta del già citato Bestie (guarda le foto).

Come dicevo, certe occasioni sembrano davvero sancire la nascita di qualcosa: tra i presenti, pochi sono riusciti a comprendere cosa davvero stesse succedendo mentre il furore nudo e adolescente di un indiavolato Francesco Motta scandiva le esiziali litanie di Da solo non basti, Quando arriva la bomba, Cambio la faccia o quella Tacchi alti che certifica che il debito con gli Zen Circus non si dimentica, ma si può efficacemente rinegoziare, al pari delle prepotenti e sporchissime inflessioni punk e folk pure rimaste così presenti nel complesso dei brani. Il tutto con un pizzico di ingenuità: mi è parso rischioso e limitante ricalcare a quel modo lo stile canoro di Alberto Ferrari dei Verdena pur disponendo di una voce enormemente più peculiare e rotonda.

E’ però bastato non farsi scappare il fiato trattenuto del pubblico tra la fine di ogni brano   – anche i meno trascinanti, come Occhi Bianchi o i ripescaggi dal precedente This Was Supposed To Be The Future –  e lo scoppio dell’applauso, per non aver dubbi: ieri sera si è svolta l’epifania di una nuova next big thing pronta a cogliere il proprio momento, pestando su quei tamburi e su quelle corde come se non ci fosse un domani. Un domani che invece c’è eccome, e appare assai roseo e alla portata di questi giovani nuovi leoni targati 42 Records.

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