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Recensione concerto David Rodigan Magnolia Segrate 5 luglio 2012

Per il terzo anno consecutivo, arriva Sir David Rodigan a scaldare l’estate del Magnolia.

Per il terzo anno consecutivo, arriva Sir David Rodigan a scaldare l’estate del Magnolia. Rispettato e celebrato a livello internazionale, Rodigan è una vera leggenda nonché diffusore della musica reggae prima in Inghilterra, poi in tutto il mondo, vantando alcuni popolarissimi appuntamenti radiofonici messi in onda da emittenti di punta come la BBC e Capital Radio, seguiti da impressionanti dj set in ogni parte del globo.

Il connubio tra Rodigan e la musica reggae inizia negli anni ’60, all’età di 15 anni, quando comincia a collezionare dischi giamaicani. Dopo varie esperienze radiofoniche che lo porteranno ad essere uno dei più grandi deejay del mondo, acquista fama in Giamaica, grazie alla collaborazione con Barry G alla conduzione di un programma sulla radio nazionale dell’isola. Nel circuito competitivo internazionale dei sound system, riesce a battere anche i più aggressivi giovani giamaicani, nonostante il suo insolito aspetto da attempato cinquantenne bianco inglese, conquistando il pubblico con il suo aspetto da “gentleman rudeboy”. Le sue armi sono il senso dell’humour, l’incredibile cultura musicale e una sorprendente carica di energia ed entusiasmo. Peccato che questa carica mancasse al pubblico nella serata del Magnolia..

Lo spettacolo viene aperto dal nostrano Vito War, presenza fissa nelle serate in levare del Magnolia, che dopo aver riproposto la sua solita selecta, introduce con l’umiltà e il rispetto degni del rapporto tra allievo e maestro il grande David Rodigan, fresco di notizia di assegnazione del premio d’onore che gli verrà conferito direttamente dalla Regina d’Inghilterra per il suo contributo alla radiodiffusione.

Subito dopo essere salito sul palco salta per un paio di lunghissimi secondi il mixer; a questo inconveniente fa subito seguito un guasto al microfono che costringe il deejay a sostituirlo. Un’inizio del genere non lo aiuta a scaldare un pubblico scarso numericamente (sarà la crisi?) e un po’ annoiato, che non risponde mai ai numerosissimi proclami di David ad alzare al cielo gli accendini.

Fortunatamente (o semplicemente grazie alla sua abilità), dopo aver percepito il disagio del pubblico, mette un paio di dischi di quelli giusti e la serata riesce timidamente a rianimarsi, finchè passa a musica un po’ più tosta (arriva alla dubstep, fino a sfiorare anche l’hardcore) che rompe definitivamente il ghiaccio.

La gente balla, salta e comincia a divertirsi e Rodigan cavalca l’onda mettendo pezzi nostrani, come i Sud Sound System, i Boomdabash, Giuliano Palma e Brusco, che, come i colleghi internazionali, hanno modificato le parole delle proprie canzoni “ad hoc” per la selecta dell’inglese.

Insomma: ancora una volta le “vibrazioni positive” del reggae hanno sconfitto lo sconforto dilagante che si respira in questo periodo. Se poi a spingere queste vibrazioni è David Rodigan, è tutta un’altra cosa.

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