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Dead Can Dance, la recensione del concerto di Milano

Recensione concerto Dead Can DanceMilano, Teatro degli Arcimboldi, 19 ottobre 2012. La suggestiva cornice del Teatro degli Arcimboldi a Milano ha fatto da scenario al ritorno tanto atteso dei Dead Can Dance, gruppo anglo australiano che andava per la maggiore negli anni ’80 e ’90. Ad un primo colpo d’occhio il pubblico è molto eterogeneo: l’età media si aggira sui 35/40 anni e troviamo dark della prima ora, radical chic, e padri di famiglia. Persone molto diverse tra loro ma accomunate dalla stessa spinta emotiva: vivere sulla propria pelle non solo un concerto ma una vera e propria esperienza multi sensoriale. Questa, infatti, non è solo un’esibizione musicale ma una performance coinvolgente e molto sentita, in concomitanza con il primo disco del duo dopo ben 16 anni; una pausa troppo lunga. Con tre quarti d’ora di ritardo sull’orario ufficiale i Dead Can Dance, al secolo Lisa Gerrard e Brendan Perry, ammaliano i presenti partendo a bomba con un binomio rappresentativo del loro ultimo album Anastasis (leggi la scaletta): Children Of The Sun e Anabasis. La risposta dei paganti è immediata, applaudono a più non posso e nel frattempo le loro menti stanno decollando. Perché è questo l’effetto che sortisce la world music della formazione australiana: un biglietto di sola andata per un mondo pieno di incantesimi e meraviglie. La Gerrard e Perry sono in gran spolvero, mostrano di aver ancora una voce che non tradisce e la loro capacità esecutiva è notevole. Aiutati da un ensemble di musicisti che esaltano il sound (guarda le foto), le 19 canzoni della scaletta scivolano veloci, quasi a voler scandire ogni momento della serata. Due quelli particolarmente degni di nota e toccanti: Lisa Gerrard che canta Now We Are Free, famosissima colonna sonora del film Il Gladiatore, e Brendan che esegue una magnifica cover di una canzone di Tim Buckley, nella fattispecie Song To The Siren. Da queste esibizioni soliste si capisce che talvolta due grandi talenti, messi insieme, possono creare qualcosa di ancora più intenso. I pezzi dei Dead Can Dance, anche dal vivo, hanno come peculiarità quella di non essere assolutamente facili ed orecchiabili ma i fan sembrano non averne mai abbastanza stasera. Ecco perché il duo si concede non uno, non due bensì tre encore. E alla fine di questo spettacolo, etereo come una bolla di sapone, scatta una meritatissima standing ovation. Dati i risultati, non gliela può levare nessuno.

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