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Gli Eels in concerto a Milano, molto più che il solo Mr. E

Recensione concerto Eels Milano 18 aprile 2013

Milano, Alcatraz, 18 aprile 2013. Credevo sarebbe stato davvero difficile utilizzare il plurale per raccontare le gesta degli Eels sul palco dell’Alcatraz; dall’esordio del 1996 (Beautiful Freak) la formazione della band è cambiata troppo e troppo spesso, tanto che se si effettua una ricerca si trovano i nomi di 17 musicisti che attualmente o in passato hanno fatto parte del progetto di Mr.E. Per i live di alcuni tour si sono presentati in 3, per altri in 4, per altri ancora in 6. Insomma, la cosa chiara è che qui ha sempre deciso Mark Oliver Everett, il prototipo del genio accompagnato dalla sregolatezza, il frontman che monta e smonta la band a suo piacimento seguendo un istinto o un capriccio. Naturalmente i dubbi su quanto un gruppo di elementi inseriti in questo vortice schizofrenico sappiano suonare in maniera coesa sono più che giustificati. E invece mi sbagliavo; non so se siano stati bravi loro a fregarmi calandosi perfettamente nella parte della band solida che suona a memoria con grande affiatamento, oppure se sia venuto tutto naturale. Ma nonostante la sostanza del leader, alla fine ti accorgi che gli Eels sono una vera band.

L’esibizione di ieri sera è stata la tappa numero 45 a supporto dell’ultimo lavoro in studio Wonderful Glorious, e per essere all’altezza del titolo del disco la ragione sociale del tour mondiale oscilla tra megalomania e ironia: A Natural Spectacular Event. Mark non si discute; lui lo sa, e ama giocarci su. Al pubblico – e a noi – piace così.

Dopo l’apertura ad opera di una bravissima Nicole Atkins – che intrattiene con la sua potente voce soul e una chitarra, niente di più – salgono sul palco i fantastici 5, tutti in completo da sera (tuta Adidas nera) e occhiali da sole; naturalmente Mr.E sfoggia anche l’immancabile cappello (clicca qui per guardare le foto). Sono disposti a semicerchio, con Mark e il batterista Knuckles ai lati, e su un palchetto leggermente arretrati i due chitarristi The Chet e P-Boo ai fianchi del bassista Honest Al. Aprono (com’è ovvio che sia) con tre pezzi tratti da Wonderful Glorious (Bombs Away, Kinda Fuzzy e Open My Present); l’ultimo album nel corso della serata viene suonato quasi per intero, e i momenti da ricordare sono il singolo Peach Blossom (con un balletto spassoso di Mark durante l’intro), le ballad Accident Prone (che il frontman esegue senza accompagnamento della band) e On The Ropes e la lenta, lunga e emozionante The Turnaround. Gli intermezzi sono divertenti, e contribuiscono a fregarmi, dato che spesso e volentieri il capitano E loda e abbraccia i vari membri del gruppo. Da applausi la cover di Oh Well dei Fleetwood Mac, con parti a cappella che si alternano a sfuriate strumentali seguite da lunghe pause in cui Mark comunica con il pubblico attraverso gesti da comico professionista.

Gli estratti da Hombre Lobo sono davvero memorabili: i 6/8 simil-blues di Prizefighter graffiano, mentre c’è addirittura un principio di headbangin’ in Tremendous Dynamite. Un altro siparietto in cui si celebra il matrimonio tra Mr.E e il chitarrista The Chet strappa risate alla folla tra The Sound Of Fear e un’altra cover ben riuscita (Itchykoo Park dei Small Faces); dopo il delirante e psichedelico finale di una epica Souljacker Part I, la title track Wonderful Glorious conclude il main set del concerto. Quando tornano sul palco suonano I’m Your Little Brave Soldier e un medley tra My Beloved Monster e Mr.E’s Beautiful Blues, mentre per l’encore numero 2 basta una strepitosa Fresh Blood per mandare tutti a casa felici e contenti. Un’ora e mezza abbondante di show, ottima musica e la giusta dose di intelligente leggerezza: gli Eels non si discutono.

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