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Pubblico giovanissimo e tanti ospiti al concerto di Fedez a Milano

recensione concerto fedez milano 17 aprile 2013Milano, Alcatraz, 17 aprile 2013. A tutti i rapper sembra andare stretto il pubblico di giovanissimi a cui, al momento, l’hip hop italiano si rivolge. Non a Fedez che, come ci ha raccontato quando l’abbiamo incontrato, sa perfettamente di parlare ad una platea ancora acerba, come ammette con molta lucidità e senso pratico. Certo, trovarseli davanti, è un altro discorso. Ieri sera al concerto del rapper milanese c’era anche qualcuno più grande, ma nella zona sottopalco erano tutti ragazzi sotto i 16 anni. Per inciso, non che ci sia qualcosa di male. Credo, anzi, che saper parlare alle nuove generazioni sia un merito che forse solo l’hip hop può arrogarsi ora come ora in Italia.

Come abbiamo detto, Fedez ne è assolutamente consapevole, ed è quindi ovvio che lo spettacolo sia pesato e impacchettato per un pubblico teen. Tutto parla chiaro. L’inizio “a sorpresa” dopo un finto annuncio di ritardo, quando Federico sale sul palco camuffato e si rivela solo appena inizia a cantare. O la scenografia, costituita principalmente dal testone del rapper con la calotta cranica scoperchiata (clicca qui per guardare le foto). Anche gli intermezzi tra una canzone e l’altra sono più che altro dei momenti di cazzeggio in cui scherzare. Che lo show preveda un tizio sul palco travestito da pene gigante (eh già) o il classico espediente delle tre ragazze scelte a caso dalla platea, il risultato non cambia: i fan si scatenano divertiti, mentre i genitori li tengono d’occhio dalle retrovie. Ci si domanda semmai come vengano recepite canzoni fortemente sarcastiche come Faccio Brutto o Alfonso Signorini (eroe nazionale), se oltre che parolacce e battute arrivi anche qualcuno dei significati meno immediati.

In sala erano presenti anche ragazzi e ragazze più grandi, ma quelli più a loro agio erano certamente gli under 16, che sui pezzi più discotecari con la cassa in quattro hanno ballato e saltato come si conviene. E che sono andati su di giri quando il rapper ha cantato Jet Set sulla base di Party Rock Anthem degli LMFAO con tanto di balletto. Fedez un po’ sta al gioco (come quando fa girare tutti con le spalle al palco per Tutto il contrario), un po’ li prende in giro («ricordatevi che quando finisce un pezzo dovete urlare») e un po’ fa il fratello maggiore (come quando ammonisce con «ai live non si litiga» i due che si contendono una maglietta regalo lanciata tra il pubblico).

A rendere il tutto più movimentato ci pensano i numerosi ospiti, quasi tutti quelli del disco. Guè Pequeno sale sul palco per Pensavo fosse amore e invece…, Danti dei Two Fingers fa la doppietta con Milano bene e Single a vita, sul finale entra persino Francesca Michielin per cantare, ottimamente tra l’altro, il ritornello di Cigno nero, singolone da 10 milioni di view su YouTube. Ma l’ovazione più grande è riservata a J-Ax, che della nuova generazione hip hop è il padrino spirituale, sommerso dalle grida entusiaste. Durante il feat su Sembra semplice, l’ex-articolo 31 sbaglia la strofa, si scusa, dà la colpa al jet lag, e la ripete tutta d’un fiato praticamente senza base, per chiudere il tutto dicendo: «Vi ho appena mostrato come, quando si cade, poi bisogna subito rialzarsi e fare il culo a tutti». Se vi sembra retorico e gratuito provate a immaginare di essere ancora adolescenti, e cambierete opinione.

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