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Recensione concerto Garbage Vigevano 11 luglio 2012

Vigevano, Castello Sforzesco, 11 luglio 2012. Replicare dal vivo un suono impetuoso come quello che contraddistingue da sempre i Garbage potrebbe essere un problema. Ma quando un membro del gruppo si chiama Butch Vig il problema è risolto in partenza.

Recensione concerto Garbage Vigevano 2012Vigevano, Castello Sforzesco, 11 luglio 2012. Replicare dal vivo un suono impetuoso come quello che contraddistingue da sempre i Garbage potrebbe essere un problema. Ma quando un membro del gruppo si chiama Butch Vig il problema è risolto in partenza. Intorno alle 22.00, le roboanti chitarre di Automatic Systematic Habit (brano che apre il loro nuovissimo Not Your Kind Of People) squarciano le nubi sopra il Castello di Vigevano, e lo show ha inizio (guarda le foto). Giusto per tenere alta la tensione, seguono I Think I’m Paranoid e Shut Your Mouth. E’ in questo momento che Shirley Manson dà il benvenuto a tutti, sottolineando la bellezza mozzafiato dello scenario in cui si sta svolgendo il concerto – sede di 10 Giorni Suonati. Subito dopo la band del Wisconsin inanella Queer, Stupid Girl e Why Do You Love Me, disegnando in una decina di minuti gli estremi del suo percorso dal 1995, anno in cui debuttarono, al 2005, quando decisero di prendersi la pausa di 7 anni che è appena finita.

Prima di eseguire Control, Shirley ruba un paio di minuti al microfono per ringraziare il pubblico accorso con parole che suonano oneste: «Vorrei sapere l’Italiano per dirvi che è un privilegio avervi qui con noi. Avere un pubblico che conosce il nostro background, che ci permette di sbagliare, che ci perdona se un giorno siamo in radio e magari il giorno dopo no. I successi e i fallimenti sono parte della vita, tutti sbagliamo, ma il fatto che voi siate qui in ogni caso ci riempie di gioia». Qualcuno in prima fila le regala dei baffi finti (!!!) e le rivolge una richiesta: un pezzo dell’ultimo disco che si chiama Beloved Freak. Shirley risponde che non era in programma, ma poi prova a intonarla (facendo molta fatica a ricordare le parole); gli altri le vanno dietro, e viene fuori una versione largamente improvvisata, e per questo molto sincera. E’ un siparietto che crea ulteriore empatia tra la band e i fan, anche se per il carattere che la leader si ritrova non ce n’era nemmeno bisogno.

Ecco che arriva Cherry Lips, trionfo pop d’inizio millennio, e poi Blood For Poppies, Special e Battle In Me. L’enfatica Big Bright World è introdotta da un ennesimo momento targato Manson, in cui la bella scozzese si avventura in un generico (ma non per questo inutile) discorso sui brutti tempi che corrono: «So che il mondo oggi sembra un po’ pazzo. Ma non mollate, perché tutto andrà a posto. Continuate a lottare per vivere la vita che volete vivere, ne vale la pena». Dopo Push It e Vow si ritirano per qualche istante nei camerini; acclamati dalla folla, al loro rientro suonano Supervixen e una bellissima versione di Only Happy When It Rains, con un intimo incipit al rallentatore che presto sfocia nel beat trascinante che tutti conosciamo.

In due ore (scarse) di concerto, il palco ha parlato chiaro: si può legittimamente affermare che i Garbage siano tornati, e anche in splendida forma. La prestazione di ieri sera ha esaltato il loro suono più che mai riconoscibile, la rinnovata energia di tutta la band e il talento di una frontwoman che ha quarantasei anni, ma sul palco ne dimostra al massimo venti. Bentornati!

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